Nuovo focolaio all’ospedale di Alcamo, 6 positivi. Disfunzioni e via vai di gente per i vaccini

A circa due mesi e mezzo di distanza scoppia un altro focolaio al reparto di medicina dell’ospedale San Vito e Santo Spirto di Alcamo. Era già accaduto il 6 gennaio per il ricovero di un paziente risultato poi positivo e quel focolaio aveva prodotto ben 23 positivi causando la chiusura del reparto. Adesso i positivi già accertati in medicina sono 6, soltanto ricoverati e nessuno del personale sanitario sottoposto interamente al vaccino. La direzione dell’ospedale di Alcamo e il primario del reparto, quest’ultimo fra l’altro guarito dal covid contratto proprio in occasione del primo focolaio, attendono comunque ancora i risultati dei tamponi prelevati a tutti i ricoverati e a tutto il personale medico e sanitario.

Qualcosa probabilmente non va in materia di barriere e di filtro negli ingressi e nelle uscite dal San Vito e Santo Spirito. Non potrebbe essere diversamente visto che per la seconda volta, nel giro di meno di tre mesi, l’ospedale alcamese è stato colpito dal virus. Oltre alla mancanza di un padiglione esterno da utilizzare come zona grigia, stavolta la riflessione deve per forza di cose spostarsi sul via vai di persone che entrano ed escono per effettuare le vaccinazioni. Il nosocomio alcamese non gode si spazi ampi né di grandi sale di attese e neppure di aree aperte.

Manca pure la possibilità di creare percorsi esclusivi per le persone che si sottopongono ai vaccini. Una carenza segnalata anche in passato dal responsabile vaccinale dell’ASP di Trapani, Gaspare Canzoneri, la cui politica prevede pur sempre, oltre ai grandi hub e ai centri distrettuali, la presenza di ambulatori per le vaccinazioni proprio negli ospedali, al fine di avere un’eventuale pronta assistenza per anziani e soggetti fragili.

Alla luce però della conformazione dei locali del San Vito e Santo Spirto, prima o poi il nuovo focolaio doveva pure scapparci. E purtroppo è accaduto. Non si riesce a capire, per esempio, perché non si realizzi l’area vaccini in quella tenda che, circa un anno fa, venne allestita all’aperto come zona grigia di pre-triage, nei pressi del laboratorio di analisi, e che invece non è entrata in funzione. Forse per mancanza di attrezzature o per la distanza dall’ingresso del pronto soccorso.

Ma non finisce qui perché c’è dell’altro che non va. Innanzitutto gli anziani, in attesa del loro turno per vaccinarsi, sono costretti ad aspettare in piedi e all’aperto (anche questo è un problema legato alla mancanza di locali) e poi, qualora non fossero in possesso di uno degli allegati da presentare, quello D che è stato recentemente modificato, vengono dirottati dal personale amministrativo in uno degli esercizi commerciali della zona che mettono in vendita lo stesso allegato al costo di 30 centesimi. In altri presidi, come ad esempio a Palermo, il personale continua invece ad accettare ancora il vecchio modello D per andare incontro a chi lo avesse già stampato prima delle modifiche.