No a funerali pubblici per boss Agate

MAZARA DEL VALLO – Il questore di Trapani, Carmine Esposito, ha vietato i funerali pubblici per il boss Mariano Agate, morto ieri pomeriggio a 74 anni nella sua casa di Mazara del Vallo. Il provvedimento è stato adottato a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica. Agate, membro della cupola di Cosa nostra, braccio destro di Totò Riina, era stato condannato all’ergastolo per la strage di Capaci e per gli attentati di Roma, Firenze e Milano del ’93, nonché per l’omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto, ucciso a Valderice nell’85. Il boss si trovava nella sua abitazione da una decina di giorni, dopo che il Tribunale di sorveglianza di Viterbo gli aveva concesso i domiciliari per i gravi motivi di salute. Punto di riferimento delle cosche in provincia di Trapani, Agate aveva gestito a lungo traffici di droga in collaborazione con i narcotrafficanti colombiani e con la ‘ndrangheta calabrese. Il suo nome è stato citato nelle principali indagini su Cosa nostra. Risultò iscritto alla loggia massonica Iside 2 di Trapani. È stato considerato uno degli uomini di riferimento di Totò Riina. Nel 2004, nonostante si trovasse già in regime di carcere duro, è stato coinvolto in un’indagine per aver fatto arrivare ordini al figlio Epifanio.

“Ciaccinu arrivau a stazione” disse un giorno del novembre 1982 passeggiando per i corridoi del carcere di Trapani, dando l’annuncio che era stato deciso di uccidere un magistrato della Procura, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ammazzato poche settimane dopo, nel gennaio del 1983. “Dici a chiddu vistutu di bianco e ca varva che la finisce di rire minchiate” rivolto un giorno del 1988 ad un operatore tv che lo stava filmando durante un processo a Trapani: quello che non doveva dire più minchiate doveva essere Mauro Rostagno, allora giornalista a Rtc e che seguiva quel processo, quello per il delitto di un sindaco, Vito Lipari di Castelvetrano, e dove Mariano Agate era imputato. Rostagno poche settimane ancora e fu ucciso. Uomo cerniera tra la mafia e la massoneria, Mariano Agate era certamente un massone, il suo nome figurava tra gli iscritti alle logge del circolo Scontrino di Trapani, quelle fondate da Pino Mandalari, il commercialista di Totò Riina, e Totò Riina da latitante era sotto la protezione di Mariano Agate, stava nella sua Mazara, convocava i summit nell’impresa di calcestruzzo di proprietà degli Agate, Mariano e suo fratello Giovan Battista. Mariano Agate il boss che negli anni ’70 fonda la Stella d’Oriente, una società di import ed export, doveva occuparsi di prodotti ittici e invece gestiva traffici illeciti. Prima il contrabbando di sigarette, poi la droga, le raffinerie di droga, gli appalti, la politica. Un continuo salire, sino ad arrivare alle stragi, a quelle del 1992 prima e poi a quelle del 1993. I funerali pubblici furono vietati anche nel novembre del 1998 quando morì, anch’egli per cause naturali, il capomafia Francesco Messina Denaro, padre del latitante Matteo. Da ieri, la zona dove abitava Mariano Agate è tenuta sotto stretta sorveglianza dalla polizia.