Marsala: mafia, la DIA confisca beni per 15 mln

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Oltre 15 milioni di euro: è questo il valore dei beni confiscati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trapani agli eredi di Ignazio Miceli, imprenditore di Marsala molto noto nel trapanese, operante nel settore dei trasporti alimentari, morto a 65 anni nel gennaio di quattro anni fa. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione –, a conclusione del procedimento avviato su proposta del Direttore della D.I.A., Arturo De Felice, in virtù del “Codice Antimafia”, che consente di sequestrare, ai fini della confisca, i patrimoni degli eredi degli indiziati mafiosi, entro il quinquennio successivo al decesso degli stessi. Ignazio Miceli, già sorvegliato speciale di P.S. e indiziato d’appartenere a “Cosa Nostra” marsalese e di intestazione fittizia di beni, già nel 2003 era stato arrestato perché considerato implicato nelle attività illecite della cosca mafiosa marsalese, in particolare in quelle di natura estorsiva e nella gestione della latitanza di alcuni suoi pericolosi esponenti. Le indagini erano partite dalle dichiarazioni di Mariano Concetto, collaboratore di Giustizia, già uomo d’onore della famiglia mafiosa di Marsala e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche che diedero poi vita all’operazione di Polizia, denominata “Progetto Peronospera”. Per tali reati, Miceli in primo grado, venne condannato a sei anni e otto mesi di reclusione, ma fu successivamente assolto, nel 2008, dalla Corte D’Appello di Palermo. Nel frattempo, l’azienda di trasporti da lui gestita, “A.F.M. Trasporti”, intestata fittiziamente a terzi, espandeva le proprie attività e la propria flotta commerciale, imponendosi come leader della provincia trapanese nei trasporti di prodotti ortofrutticoli diretti ai mercati del sud Italia. L’attività investigativa ha portato alla luce, scrivono gli inquirenti: “un inquietante scenario all’interno dei più importanti mercati ortofrutticoli del sud del Paese”, in cui è emersa la spartizione degli affari da parte delle principali organizzazioni malavitose e la “monopolizzazione del settore dei trasporti su gomma della camorra del c.d. “clan dei casalesi”” tramite una rete di alleanze tra il sodalizio criminale campano e la mafia siciliana, tra cui i fratelli Antonio e Massimo Sfraga, già arrestati dalla D.I.A, e raggiunti, dal sequestro di beni  del valore di oltre 11 milioni di euro, i quali avrebbero agito sotto l’egida e la direzione dell’anziano patriarca mafioso Gaetano Riina, residente a Mazara del Vallo e fratello del più noto Totò, capo indiscusso di “Cosa Nostra”. Beneficiario principale, sul versante siciliano della provincia di Trapani, dell’accordo affaristico-mafioso tra gli esponenti camorristi dei “casalesi” ed i mafiosi trapanesi sarebbe stato appunto Ignazio Miceli. La confisca di oggi ha riguardato 3 società, 2 terreni all’interno del Comune di Marsala, 53 automezzi commerciali e 8 rapporti bancari.

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