Mafia, condanne per Grigoli e Denaro

Vent’anni di reclusione per Matteo Messina Denaro e dodici per il suo braccio economico Giuseppe Grigoli. La quinta sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Palermo il 4 luglio 2012. Ma mentre per il superlatitante di Cosa nostra, già condannato all’ergastolo, nulla cambia, per l’imprenditore noto come il re dei supermercati per aver controllato il marchio Despar nella Sicilia occidentale è la prima condanna definitiva. Entrambi sono stati condannati per il reato di associazione mafiosa. In primo grado, il tribunale di Marsala aveva inflitto a Messina Denaro trent’anni di carcere, poi ridotti in appello. Lo stretto rapporto tra Grigoli e Messina Denaro è certificato dal fatto che fu la sorella del boss latitante a fare da madrina per il battesimo della figlia di Grigoli. Ma soprattutto fu il boss a garantire la scalata nel campo dei supermercati all’imprenditore, come certificato da alcuni pizzini trovati nel covo di Provenzano in cui Messina Denaro faceva riferimento a Grigoli. E così Grigoli ha messo Cosa Nostra a parte delle sue operazioni imprenditoriali, garantendo la realizzazione di interessi mafiosi. Per capire di che si tratta, basta pensare che “il re dei supermercati” – detenuto in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso – controllava attraverso due sue società 43 tra Despar, Eurospar, Superstore, Interspar nella provincia di Trapani e Agrigento, oltre a 40 punti vendita in regime di affiliazione al marchio Despar anche nella zona del palermitano. Recentemente proprio a Grigoli sono stati sequestrate 12 società, 220 fabbricati e 133 appezzamenti di terreno per un totale di 60 ettari. Ma a vedersi sfilare ancora un po’ di potere e a vedere la sua latitanza sempre più a rischio è Matteo Messina Denaro. Matteo Messina Denaro addirittura si prese la briga di scrivere a Binnu per dirimere una questione sorta con il boss agrigentino Giuseppe Falsone e il mafioso riberese Giuseppe Capizzi a proposito del pizzo da pagare per l’apertura di supermercati “Despar” a Ribera nonché il mancato pagamento delle forniture di merce di Capizzi a Grigoli. “Solo grazie al sequestro di tali pizzini – si legge dalla procura di Trapani – è stato possibile ricostruire la vera identità del Grigoli, in particolare il ruolo da lui assunto in Cosa nostra e i suoi rapporti con i massimi vertici dell’organizzazione mafiosa. Il Messina Denaro si è talmente esposto nella difesa e nella cura degli interessi del Grigoli nella vicenda che lo vedeva contrapposto al Capizzi, tanto che, dichiara il collaboratore Calogero Rizzuto, veniva deliberato dal boss castelvetranese l’eliminazione di Giuseppe Capizzi, per tutelare il suo concittadino Grigoli in una controversia relativa alla gestione del supermercato ubicato nel territorio di Ribera. Il tono accorato usato nei “pizzini” dal Messina Denaro per perorare gli interessi del proposto, e quindi anche i suoi, rendono evidente il diretto coinvolgimento del boss castelvetranese negli affari del Grigoli, dove il capo mafia si spende per accreditare, agli occhi del Provenzano, la versione dei fatti favorevole a Grigoli.