Killer della mafia, Brusca chiede di andare ai domiciliari

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Falcone e Borsellino, così come tutti coloro i quali sono stati uccisi dalla mafia perché facevano bene il loro dovere, si rivoltano nelle tombe. Indignati e preoccupati i familiari delle vittime così come tutti i cittadini che sono contro ogni forma di criminalità. Vanificati i sacrifici degli investigatori che li hanno catturati. Mafiosi e terroristi responsabili di omicidi e stragi devono scontare la propria pena in carcere. Sembra un’ovvietà, ma da domani potrebbe non esserla più. L’ordinamento italiano beneficia infatti di uno strumento importantissimo, fortemente voluto dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e altrettanto strenuamente osteggiato dai mafiosi capimafia: Non per caso Totò Riina lo inserì in cima al ben noto “papello” – consegnato dopo le stragi del 1992, oltre al 41 bis (cioè il carcere duro per i boss). L’ergastolo ostativo prevede, per determinati detenuti, il cosiddetto “fine pena mai”. Pur tuttavia nel nostro ordinamento anche chi viene condannato all’ergastolo ha diritto ad alcuni benefici, come la semilibertà e può usufruire di permessi-premio. Se durante la detenzione ha tenuto una buona condotta e un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento, dopo 26 anni di carcere può essergli inoltre concessa la libertà condizionale. Ma ciò non dovrebbe avvenire per tutti gli ergastolani. Il potenziale rischio insito nelle maglie di questa norma è venuto allo scoperto in seguito al ricorso presentato alla Corte Europea di Strasburgo (CEDU) da un ergastolano, condannato per associazione mafiosa, sequestro di persona, omicidio e possesso illegale di armi – ricorso accolto dalla Corte che in più ha pure censurato il comportamento del nostro Paese. Una sentenza che lascia perplessi: se infatti in questo caso la Cedu ha censurato l’Italia, in più di un’occasione la stessa Corte ha condannato l’Italia per non aver a sufficienza tutelato le vittime. Ma è giusto far uscire dal carcere un individuo accusato di avere premuto il tasto per la strage di Capaci? Che è accusato di decine di omicidi, Che ha sciolto un bambino nell’acido? In Italia tutto è possibile. Giovanni Brusca, mafioso di san Giuseppe Jato ha chiesto gli arresti domiciliari, nonostante pare non sia al 41 bis per avere collaborato con la giustizia. E secondo la Procura nazionale antimafia, dopo 23 anni di carcere, il killer potrebbe finire di scontare la pena ai domiciliari: “È ravveduto”, è parere della Procura. La prima sezione penale della Corte di cassazione si riunirà per decidere sul ricorso presentato dagli avvocati Antonella Cassandro e Manfredo Fiormonti contro la sentenza del tribunale di sorveglianza di Roma che aveva rigettato la richiesta dei domiciliari. Fino ad oggi sono stati 9 i rifiuti di far uscire Brusca dal carcere. E gli avvocati sono tornati alla carica per fargli lasciare le patrie galere. In Italia la certezza della pena non esiste, anche per coloro che si macchiano di gravissimi delitti.