Favignana: Trivelle, torna l’incubo

FAVIGNANA (TP) – Nelle Egadi non scompare il rischio di trivellazioni. Anzi, resta più che in piedi la possibilità che al largo tra le isole di Favigna e Pantelleria possa insediarsi una piattaforma di una grande multinazionale. In proposito il consigliere comunale di Favignana del gruppo “Patto Egadino”, Cettina Spataro, ha inviato una lettera al presidente della commissione ambiente al Senato, Giuseppe Marinello, chiedendo in particolare che sulla questione vengano ascoltati soprattutto gli enti locali interessanti, i Comuni di Favignana e di Pantelleria: “Già nella precedente legislatura – sottolinea Cettina Spataro – il Senatore Antonio d’Alì, nella qualità di Presidente della Commissione Ambiente, aveva trattato l’argomento ed ottenuto un preciso intervento dal Governo, per limitare ogni possibilità di insediamento delle piattaforme petrolifere. Ho chiesto pertanto di voler promuovere l’audizione degli amministratori delle realtà su cui aleggia una concreta minaccia di potenziali insediamenti, ritenendo fondamentale il coinvolgimento delle popolazioni locali nelle scelte operate dal Governo, ritenendo che le stesse debbano essere volte alla tutela del mare e della conseguente economia turistica che le popolazioni delle nostre isole, e di molti paese della costa trapanese, praticano come loro principale attività”. Recentemente c’è stata un’audizione tra il Comune di Favignana, l’Area Marina Protetta e la Regione all’Assemblea regionale siciliana sul “Piano Blu” a difesa del mare dalle trivellazioni petrolifere. I rappresentanti dell’Amp hanno avito modo di evidenziare che “le aree interessate dalle richieste di prospezione petrolifera sono prossime ad aree marine protette, siti di importanza comunitaria e altre aree già individuate per legge per essere sottoposte a tutela”. Tutto confermato da Simone Pietro Canese, a capo di un movimento sulla Biodiversità del Canale di Sicilia: “Le trivelle vorrebbe insediarsi al largo di Favignana e Pantelleria. Il paradosso è che quest’ultima non ha una sua area marina protetta, il che significa che concretamente queste trivelle potrebbero installarsi a 500 metri di distanza dalla riva del mare”. Secondo movimenti ed associazioni ambientaliste oltre al grave rischio di incidente rilevante, che avrebbe conseguenze catastrofiche per l’ambiente marino, sono minacciate le economie delle piccole isole e delle comunità costiere che vivono ormai solo di pesca e turismo.