Erogazione in tilt ad Alcamo, slittano ancora i turni. Rientro a rischio, acqua potabile per gli incendi

La città di Alcamo non riesce a scrollarsi di dosso la maglia nera in materia di erogazione idrica. Negli ultimi anni non è cambiato nulla, in meglio, rispetto all’ultimo trentennio e i 50 litri di acqua al giorno, per ogni alcamese, sono diventati la boutade delle promesse elettorali del 2016.  Da alcuni giorni, l’ennesimo stop alla conduttura di Montescuro Ovest gestita da Siciliacque ha ridotto al lumicino l’accumulo al bottino comunale. I turni, finora, sono slittati di tre giorni ma l’attesa potrebbe essere anche più ampia. D’altro canto, con la stesa quantità d’acqua e con le stesse rotture, bisogna anche rifornire le centinaia di utenze che, fino a qualche ano fa, erano rifornite dall’ex Eas. Si tratta di un’ampia fetta di territorio che va da Gammara e fino a Magazzinazzi.

L’acqua viene erogata a quelle famiglie senza la presenza di alcun contatore collegato al comune di Alcamo. Non si conoscono quindi i quantitativi utilizzati e quindi le somme che, un domani, dovrebbero essere richieste alla Regione. Di certo un bel po’ di quattrini. Una situazione idrica sempre e costantemente carente destinata a peggiorare tra alcuni giorni quando gli alcamesi lasceranno le case di villeggiatura, dove spesso hanno sorgenti e pozzi privati, e ritorneranno in città dove invece potranno usufruire soltanto dell’acqua comunale.

A proposito di pozzi privati, dopo lo stop alle autorizzazioni a quelli operanti fino al 2017, nessun altro è stato autorizzato o requisito, nemmeno per avere l’acqua per usi non umani. Ad Alcamo, quindi, dal 2017, con il prezioso liquido, e per di più potabile, si spengono gli incendi, si lavano gli spiazzali, si tengono in funzione gli autolavaggi, si puliscono gli autocompattatori della spazzatura. Di contra, gli inquirenti che misero a segno l’operazione Palude affermarono, a suo tempo, che la strada imbroccata dalla giunta Surdi fosse quella giusta e corretta.