Bocciata, dal consiglio comunale di Alcamo, mozione per ripristinare i pozzi privati

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Bocciata ieri sera la mozione presentata dal consigliere comunale Giuseppe Stabile, che  nel rispetto di leggi e regolamenti, si proponeva di ripristinare i pozzi privati allo scopo di alleggerire i prelievi quotidiani di migliaia di metri cubi di acqua, tramite autobotti, che avvengono ogni giorno al Bottino di Alcamo. Dal 2002 al 2016 hanno funzionato quattro pozzi privati per usi domestici. Soprattutto d’estate già alle nove del mattino hanno caricato una cinquantina di autobotti dalla capienza da 10 mila a 13 mila litri di acqua per gli usi più svariati. Utilizzata anche per spegnere gli incendi. Costo da 50 a 60 euro ad autobotte. Acqua che viene meno alla distribuzione nei vari quartieri che oggi è erogata per un paio d’ore ogni sei giorni. Otto i voti favorevoli, tutti i componenti dell’opposizione presenti in aula. Tre i contrari: Maria Elena De Luca, Laura Barone e Leonardo Maniscalchi. “Nel luglio del 2017 il Comune approvò il regolamento in cui era prevista la manifestazione di interesse da parte di proprietari di pozzi privati per la vendita di acqua non potabile. Nessuno presentò richiesta al Comune”, sottolineano i tre contrari. Sette sono stati  gli astenuti. “Non è stato recepito il messaggio del risparmio dell’acqua potabile – dice Giuseppe Stabile. e la possibilità di mettere a regime un sistema legalizzato per impiegare per altri usi non potabile altre risorse idriche provenienti da pozzi privati in un momento di grave emergenza idrica che non sappiamo quanto durerà e quanto ai aggraverà in futuro”.  Da 45 litri al secondo di acqua a 20. Questa la conseguenza del piano di razionamento varato da Siciliacque a causa della siccità che sta causando un notevole abbassamento delle sorgenti e degli invasi. Per la città di Alcamo è notevole la riduzione di una delle principali fonti di approvvigionamento e grazie alle sorgenti di Dammusi e Cannizzaro la disponibilità è di 70-75 litri al secondo che garantisce l’erogazione ogni sei giorni. Il Comune di recente ha dato incarico ad un geologo di cercare nuove sorgenti. E restano inutilizzate le acque del depuratore per usi irrigui, argomento di cui si parla da oltre 30 anni. Intanto è pioggia di ricorsi per “le bollette pazze” dell’acqua” poiché in magazzini o abitazioni chiuse da anni sono arrivate richieste di pagamento di oltre 200 euro per lo scorso anno. Le richieste del Comune nell’ambito del progetto per combattere le evasioni