Energie rinnovabili e supermercati, undici arresti. Colpita cosca di Salemi

0
514

Gestivano il business della rete elettrica sull’isola di Favignana e avevano investito i soldi delle attività illecite in una rete di supermercati nelle province della Sicilia occidentale grazie all’impiego, come prestanome, di due palermitani. In questa maniera avrebbero aggirato le normative antimafia. La mafia era così riuscita a riciclare grosse somme di denaro grazie a imprenditori compiacenti ed esperti della finanza. Undici persone sono state così arrestate – sei in carcere e cinque ai domiciliari – al termine di una inchiesta della Dda di Palermo coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dei carabinieri di Trapani. Nell’indagine, che ha portato anche a 12 avvisi di garanzia e che riguardato anche le province di Como e Rimini oltre che Palermo e Trapani, sono finiti personaggi storici della mafia di Salemi, fedeli alleati del boss Matteo Messina Denaro, accusati di aver ripulito milioni di euro e di aver e anche stretto una solida alleanza con le ‘ndrine calabresi. Arrestati quindi Salvatore e Andrea Angelo di Salemi, padre e figlio; Filippo Accardi di Favignana Giovanni e Natale Beltrallo di Campobello di Mazara; Antonino Vincenzo Lo Piccolo di Carini; i mazaresi Bartolomeo Marino e Antonino Putaggio; i palermitani Elisabetta Bonsignore, Giuseppe Burrafato, Salvatore Lotà, Salvatore Marsalone, Michele Mondino, Leonardo Palmeri, Michele Micalizzi e Antonino Semilia; il termitano Salvatore Greco;  il bergamasco Oliviero Filisetti;  Simone Martorana residente a Busto Arsizio, provincia di Varese e persino uno spagnolo di Malaga, Benitez Baltasar Fernandez. Tutti sono accusai, a vario titolo, di associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, trasferimento fraudolento di valori, ricettazione e autoriciclaggio. Secondo gli inquirenti c’era stata una convergenza di interessi attorno alla figura di Salvatore e Andrea Angelo, padre e figlio di Salemi. Il primo è finito ai domiciliari, il secondo invece in carcere. Salvatore Angelo è stato uno degli imprenditori vicini a Matteo Messina Denaro. Dopo un precedente arresto e la conseguente condanna per mafia, gli venne confiscato il patrimonio, tra cui alcune aziende edili e vitivinicole. Un progetto ambizioso, non andato in porto, aveva invece previsto di attribuire fittiziamente a due imprenditori palermitani le quote di una società di capitali appositamente costituita per evitare le misure patrimoniali. Il piano prevedeva che con il denaro sporco venissero acquisiti numerosi supermercati a marchio Coop nella Sicilia occidentale. L’acquisizione non si è però concretizzata. Il gruppo avrebbe anche tentato invano di riciclare lire fuori corso per conto della ‘ndrangheta e di ripulire il denaro di Calogero John Luppino, il re delle scommesse clandestine online, altro fedelissimo di Messina Denaro. Sarebbe riuscito, invece, il condizionamento della gara indetta dalla società di pubblico servizio che gestisce la rete e l’erogazione dell’energia elettrica a Favignana. Si tratta dell’appalto per la  realizzazione di quattro linee di distribuzione e due cabine di trasformazione mentre l’obiettivo era quello di far vincere la società di due imprenditori mazaresi.