Dragaggio del porto di Trapani, smaltimento fanghi in mare. Nota di LegAmbiente

LoPasqualino Monti, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, aveva provato a rasserenare gli animi dopo che associazioni e comuni avevano levato gli scudi sul probabilmente smaltimento in mare dei fanghi derivanti dal dragaggio del porto di Trapani. Monti aveva spigato al Movimento Cristiano Lavoratori, ad associazioni ambientaliste e al comune di San Vito Lo Capo che sarebbero stati riversati in mare soltanto i fanghi provi di nocività ambientali. Adesso, sulla vicenda è tornata alla carica Legambiente Sicilia che ha presentato un articolato documento di osservazioni e proposte di modifica sul progetto dei “Lavori di dragaggio dell’avamporto e delle aree a ponente dello sporgente Ronciglio” relativo al porto di Trapani. Legambiente ha chiesto che le opere vengano sottoposte ad una unitaria e coordinata Valutazione di Impatto Ambientale, sinora mai attivata per le opere portuali, peraltro già prescritta dal Ministero dell’Ambiente nel 2010 dopo il parere negativo all’utilizzo a regime delle opere realizzate per Vuitton Cup di vela. Legambiente solleva quindi nuove perplessità sulle previste tecniche di lavaggio dei sedimenti inquinanti e la re-immissione delle acque di lavaggio nell’ambito marino. Per quanto riguarda poi il sito di immersione dei materiali di escavazione nel Golfo di Custonaci, Legambiente evidenzia l’inopportunità dell’ubicazione in quanto si tratta di uno dei sistemi marino-costieri di maggiore pregio e finalizzato alla tutela naturalistica, con la presenza di diversi Siti Natura 2000 e Riserve Naturali e la previsione per legge dell’area marina protetta “Promontorio Monte Cofano – Golfo di Custonaci“.

Inoltre il limite esterno del sito di immersione è in realtà quasi contiguo, ad un solo miglio nautico, dal limite esterno della Zona Speciale di Conservazione dei Fondali del Golfo di Custonaci. In ragione della qualità ipotizzata post trattamento l’associazione ambientalista chiede che i materiali non vengano scaricati in mare ma riutilizzati per altri interventi (ripascimenti, recupero ambientale di aree degradate e quant’altro) nel rispetto di elementari principi di un corretto riuso delle risorse ambientali e nell’ottica dell’economia circolare. Nella stessa nota Legambiente ha chiesto che vengano avviate concretamente le procedure per l’istituzione della Area Marina Protetta “Promontorio Monte Cofano – Golfo di Custonaci” prevista dalla legge 394 del 91.