Desertificazione corso stretto di Alcamo, chiude altro negozio storico

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Un’ulteriore segnale della perdita dell’identità del centro storico alcamese: corso VI Aprile, tratto porta Palermo Piazza-Ciullo. Da circa 10 anni quello che è stato il salotto della città, il luogo che brulicava di alcamesi per acquisti e le passeggiate soprattutto durante le giornate festive, è andato via via desertificandosi. Ora abbassa le saracinesche il negozio di alta moda maschile di Filippo Cataldo. Capi di alta moda per acquisti di abbigliamento da parte di persone provenienti anche dai vicini comuni del Trapanese e Palermitano. Un punto di riferimento per coloro i quali vestono eleganti. Chiude il negozio in attività da ben 67 anni. I primi 17 anni nel locale di corso VI Aprile angolo via Rossotti. Da 50 anni sempre nello stesso Corso angolo piazza Ciullo. Sei vetrine per ammirare abbigliamento e pelletteria create da case famose. La mancanza soprattutto di un ricambio generazionale e anche un calo di vendite ha indotto Filippo Cataldo a chiudere il prossimo 31 dicembre.

Il cambiamento delle abitudini con la città che si è espansa verso il viale Europa e Kennedy, ma secondo i commercianti l’isola pedonale, istituita nell’aprile del 2015, è la causa principale della fuga o chiusura di esercizi storici. Nell’ottobre 2018 ha chiuso i battenti per trasferirsi nella via commendatore “Navarra” la farmacia Manno, aperta ai primi del ‘900, la cui gestione oggi è giunta alla quarta generazione. Nel luglio 2022 ha chiuso lo storico bar il cui ultimo nome è stato “Napoleon”, aperto 134 anni fa. Si chiamò Rubino, poi Sanacori, Doney e infine Napoleon. Il “Napoleon” famoso per le paste vergini e per le cassate siciliane delle quali erano golosi tra gli altri Giulio Andreotti e Marta Marzotto. Venivano portate a Roma dal senatore Ludovico Corrao. Oggi in questo tratto di Corso restano aperti una tabaccheria, due agenzie immobiliari, tre negozi di abbigliamento più altri due all’interno della Galleria, ne ospitava sei. Più un negozio di esposizione di mobili di recente apertura. Numerosi gli ormai scoloriti cartelli con la scritta “affittasi”. Uno dei motivi che scoraggiano, soprattutto giovani, ad aprire qualche attività di degustazione o altro è il caro-affitti. Molti proprietari preferiscono tenere chiusi i locali piuttosto che abbassare i prezzi. Abbondano invece le chieste; sette delle quali quattro ancora funzionanti per le cerimonie religiose. I “superstiti” del corso stretto in più occasioni hanno chiesto al Comune di organizzare eventi e promozioni.

“Non siamo stati con le mani in mano- dice Saverio Messana, presidente del consiglio comunale- poiché abbiamo adottato provvedimenti come l’abbattimento dell’Imu al 50 per cento che deve pagare chi affitta e il 50 per cento in meno per la Tari per l’apertura di nuove attività. In funzione anche il regolamento per venire incontro agli operatori del centro storico. Siamo sempre pronti al dialogo con gli operatori commerciali”