Deposito SP di Castellammare, assolti Paradiso e Balistreri. Confermate altre assoluzioni

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La castellammarese Silvana Paradiso (assistita dai legali Antonino Gucciardo e Vito Galluffo) e l’ingegnere Salvatore Balistreri (difeso dall’avvocato Ernesto Leone) sono stati assolti anche dal reato di falso. Per loro, in primo grado, era arrivata l’assoluzione anche dall’accusa di abuso edilizio. La vicenda, scaturita dalla prosecuzione delle indagini dei carabinieri che nel 2016 avevano portato in carcere, Mariano Saracino, Vito e Martino Badalucco, Vito Turriciano e l’alcamese Vincenzo Artale, aveva provocato una sorta di terremoto politico-giudiziario al comune di Castellammare del Golfo. Avvisi di garanzia per abuso edilizio, falso e abuso d’ufficio vennero recapitati, a vario titolo, al sindaco dell’epoca Nicola Coppola e ad alcuni fra impiegati e funzionari comunali: Giacomo Gervasi, Marcello Ancona, Roberto Alonzo e Alberto Di Stefano. Tutti erano stati già assolti dal reato di abuso (anche l’ex sindaco Coppola difeso da Giovanni Lentini) e da quello di abuso edilizio, verdetto divenuto adesso definitivo, in secondo grado, in quanto la corte ha respinto l’appello presentato dal pm. Dal primo processo era invece rimasta la pena residuale per la titolare della SP Carburanti, Silvana Paradiso, e per l’ingegnere che aveva firmato il progetto di ristrutturazione del deposito di contrada Crociferi, il palermitano Salvator Balistreri. I due vennero condannati soltanto per falso in merito ad alcune dichiarazioni contenute nella pratica presentata al comune castellammarese.

Dopo una lunga vicenda processuale, corredata da un elevato numero di consulenze di parte e anche nominate dalla corte d’appello, Paradiso e Balistreri sono stati assolti con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, dal reato di falso. Il sindaco castellammarese dell’epoca, quattro dipendenti del comune, la titolare dell’SP Carburanti e il suo progettista erano finiti nel calderone delle indagini portate avanti, fra 2015 e 2017, dai carabinieri della compagnia di Alcamo. I militari dell’Arma evidenziarono che all’interno degli uffici comunali vi fossero dirigenti che non potevano ricoprire quel ruolo per mancanza dei requisiti e che per di più avrebbero rilasciato autorizzazioni edilizie non regolari, come quella per l’impianto di contrada Crociferi.

Il sindaco Nicola Coppola venne raggiunto da un avviso di garanzia per abuso d’ufficio per avere nominato dirigente Giacomo Gervasi, un dipendente che, secondo gli inquirenti, non avrebbe avuto i titoli. La nomina del funzionario durò comunque pochissimi giorni perché stoppata dalla segreteria generale del comune e poi revocata dallo stesso sindaco. Il primo cittadino dell’epoca finì nella bufera e subì pesantissimi attacchi politici. Dopo sei anni, adesso, tutto è svanito nel nulla e anche condanne e reati rimasti in piedi dopo la sentenza di primo grado sono stati cancellati da una sentenza di assoluzione con formula piena.