Coronavirus, niente colloqui per i detenuti. Furibonda protesta al carcere di Trapani

la protesta di oggi

I disordini scoppiati in diverse carceri d’Italia, i più clamorosi a Modena con ben 9 vittime e a Melfi con persone prese in ostaggio, sono arrivati anche in Sicilia, da Palermo a Siracusa ed ora anche a Trapani. Proprio oggi, intorno alle 14, decine di detenuti sono salite sul tetto del carcere “Pietro Cerulli” di San Giuliano dopo avere dato alle fiamme indumenti, coperte, materassi e suppellettili. Il resto  dei 600 ospiti della casa penitenziaria hanno cominciato a sbattere oggetti metallici sulle grate delle porte delle celle. In pochi minuti il caos è arrivato alle stelle e si sono registrati minuti di grandissima tensione.

La strada che porta al carcere di San Giuliano è stata chiusa al transito e sul posto sono arrivate anche alcune ambulanze. Immediato anche l’intervento di alcune squadre dei vigili del fuoco che sono dovuti entrare nel penitenziario per spegnere il fuoco appiccato dai promotori della protesta. I detenuti anche a Trapani, come già capitato nella altre carceri, hanno sollevato gli scudi contro le restrizioni contenute nei decreti del Governo contro il coronavirus e che hanno anche abolito i colloqui con i familiari.

Intorno alle 15, dopo che dinanzi al “Pietro Cerulli” erano convogliati carabinieri, polizia e guardia di finanza, si sono messi in movimento anche  i corpi speciali anti-sommossa che hanno fatto irruzione all’interno del carcere trapanese per sedare la rivolta e riportare tutto alla calma. Nei momenti più critici della protesta si è anche temuta un’evasione di massa anche per l’incitamento che arrivava da fuori con un gruppo di persone che gridava: “Fuori, fuori”.