Condannato l’ex sindaco di Pantelleria

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    Alberto Di Marzo, ex sindaco di Pantelleria, arrestato dai Carabinieri lo scorso 22 maggio per corruzione aggravata, è stato condannato, ieri mattina dal GUP di Marsala.

     

    Era agli arresti domiciliari, in seguito alle indagini dei Carabinieri a riscontro delle dichiarazioni auto ed etero accusatorie di un imprenditore alcamese, il quale aveva dichiarato di aver pagato una tangente di 10 mila euro ed aver consegnato alcuni monili in oro per un importo di circa 800 euro, quale anticipo di una maggiore promessa di denaro di 40 mila euro, al fine di assumere, quale capo settore di quell’Ente locale, il figlio, ingegnere idraulico.

     

    Subito dopo l’arresto, Di Marzo si era dimesso dalla carica di Sindaco. Seguirono le dimissioni dei Consiglieri di minoranza ed, in seguito, il Presidente della Regione Siciliana aveva firmato il decreto di nomina di un Commissario Straordinario per la gestione del Comune fino alle prossime elezioni.

     

    Il 26 giugno scorso l’ex Sindaco, di fronte al magistrato titolare delle indagini, aveva reso piena confessione, ammettendo di aver intascato la tangente di 10 mila euro oltre ai monili d’oro consegnati dall’imprenditore.

    Di Marzo, oltre ad aver ammesso tutte le proprie responsabilità, si era persino dichiarato disponibile a restituire mille euro, inizialmente trattenuti sulla tangente ricevuta e poi restituita, e a versare, a titolo di risarcimento danni, la somma di ulteriori 40 mila euro al coindagato Ernesto Emmolo.

    Quest’ultimo aveva rifiutato l’offerta, non essendo interessato al denaro, ma solo alla reputazione del figlio, coinvolto, suo malgrado e a sua insaputa, nella vicenda.

     

    Di fronte all’inequivoca responsabilità penale dell’ex sindaco di Pantelleria, questi ha chiesto il “patteggiamento della pena”, assumendo, tra l’altro, l’iniziativa di versare una somma di denaro a titolo di beneficienza a favore di un ente impegnato in attività di ausilio ai migranti extracomunitari.

     

    In considerazione di ciò, il G.I.P. del Tribunale di Marsala, acquisito il parere favorevole del pubblico ministero, il 29 giugno aveva revocato gli arresti domiciliari, sostituendoli con l’obbligo di dimora.

     

    Con la sentenza di condanna di oggi – all’ex sindaco sono stati irrogati anni uno e mesi sei di reclusione – si chiude definitivamente una brutta pagina della cronaca giudiziaria della provincia che ha visto, purtroppo, ancora una volta, protagonista un pubblico amministratore.