Castellammare del Golfo-Truffa sui rifiuti, Comune si costituisce in giudizio

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Il Comune di Castellammare del Golfo si costituisce in giudizio contro Pietro Foderà, l’amministratore della Sicilfert, l’azienda marsalese che nel suo impianto di contrada Maimone produce concimi. L’accusa ipotizzata per l’imprenditore è truffa aggravata: avrebbe, infatti, “gonfiato” il peso dei rifiuti conferiti dai mezzi dell’Aimeri Ambiente, la società che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in diversi Comuni della provincia trapanese, tra cui per l’appunto Castellammare del Golfo e la vicina Alcamo. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Marsala ha rinviato a giudizio Foderà ed ha indicato proprio il Comune di Castellammare del Golfo come persona offesa del reato che sarebbe stato commesso. In funzione di quanto disposto dal Gip il sindaco Nicola Coppola e la sua giunta hanno deliberato di costituirsi in giudizio e di incaricare l’avvocato Nicolò Doria. La prima udienza è prevista per il prossimo 4 novembre. L’indagine nei confronti di Foderà e della sua azienda è stata svolta dai vigili urbani di Marsala ed è scattata nel febbraio 2014 a seguito di un esposto anonimo. Seguirono, perciò, una perquisizione dell’impianto di compostaggio e il sequestro della documentazione dell’azienda sulla pesatura dei rifiuti e delle attrezzature utilizzate per pesare i rifiuti arrivati con gli autocompattatori. E’ emerso che il peso lordo dei mezzi che trasportavano i rifiuti veniva memorizzato nel sistema e poi richiamato utilizzando il relativo numero identificativo, sostituendo, però, in diversi casi, il peso del mezzo in uscita con quello di un altro mezzo meno pesante. Con una “tara” minore, quindi, secondo l’accusa, il peso netto dei rifiuti in entrata risultava maggiore di quello reale. La Sicilfert viene pagata a peso e quindi gli incassi dell’azienda sarebbero stati superiori a quelli dovuti. A difendere Pietro Foderà è l’avvocato Diego Tranchida, che giudicando “infondate” le accuse spiega che la cifra contestata nell’atto di accusa, come incasso non spettante, è di 2.374 euro. Non sarebbe stata, insomma, una truffa.