Castellammare del Golfo-Incendio Monte Inici, 200 ettari in fumo: relazione al prefetto

Una dettagliata relazione al prefetto Giuseppe Priolo sull’incendio devastante che solo all’alba di oggi, dopo quasi 24 ore, è stato definitivamente spento sulla montagna di Inici. A scriverla di suo pugno personalmente il sindaco di Castellammare del Golfo, Nicola Coppola. Nero su bianco non solo i fatti accaduti ma anche delle ben precise accuse rivolte alla Regione, rea di avere colpe per non aver saputo mettere in campo un sistema di prevenzione. Una polemica che si consuma mentre la protezione civile fa la conta dei danni: ad andare in fumo qualcosa come ben 200 ettari, come conferma il primo cittadino che ha coordinato le operazioni in quanto responsabile di protezione civile ed a stretto contatto con le forze dell’ordine. Dalle prime risultanze delle indagini di polizia giudiziaria non ci sarebbero dubbi: “Questa è stata la mano di uno o più piromani – sostiene il sindaco – e ciò è ben visibile dal momento che è evidente il punto preciso da cui sono partite le fiamme, a 200 metri di distanza dalla cappella votiva della Madonna di Fatima. Forse un piano ben studiato perchè soffiava il vento di tramontana ieri mattina intorno alle 10,30, quando sono state segnalate le prime fiamme”. Mentre ci si lecca ancora le ferite, con gli ultimi focolai spenti alle 5 del mattino da vigili del fuoco e forestale che hanno completato le bonifiche, continuano invece ancora a divampare le polemiche. La forestale di stanza a Castellammare ancora nei luoghi sensibili non ha completato il lavoro di realizzazione dei viali parafuoco. Questo per il semplice motivo che la Regione è partita con enorme ritardo nell’immissione in servizio del personale forestale precario che di conseguenza non ha potuto completare queste operazioni di prevenzione. E su questo e altro si basa la relazione del primo cittadino inviata in prefettura: “Il lavoro dei forestali è partito solo da poco tempo – denuncia Coppola -, non ci sono gli automezzi, non esiste una benchè minima attività di prevenzione. La Regione deve assumersi le sue responsabilità per non avere fatto partire la macchina organizzativa a febbraio o al massimo marzo. Personalmente sono andato nei luoghi percorsi dall’incendio e l’erba era alta dai 2 ai 3 metri. Era assolutamente prevedibile, ed al tempo stesso evitabile, ciò che è accaduto con il devastante incendio di ieri”. Per spegnere il rogo sono stati inviati a Castellammare del Golfo ben tre canadair oltre a tutte le forze da terra possibili e immaginabili. Si ipotizza che gli autori di questo raid doloso abbiano studiato tutto nei particolari: “Il punto da cui è partito – evidenzia il sindaco nella relazione al prefetto – fa capire che alla base vi era un piano ben preciso, calcolando anche il vento di tramontana e le difficoltà operative per intervenire dal momento che l’incendio ha preso corpo da una gola irraggiungibile da terra”.