Campagne a rischio, sensibilmente diminuita l’erogazione dell’acqua. Nel palermitano -30%

Alle porte della stagione irrigua arrivano brutte notizie per gli agricoltori della Sicilia occidentale, soprattutto nel palermitano ma anche nel trapanese.  I tagli alle risorse idriche rappresentano un ulteriore duro colpo, in questo momento, per la filiera agroalimentare. Sulla vicenda è intervenuta la Cia della Sicilia Occidentale che ha commentato il piano di ripartizione delle risorse idriche deciso dall’Autorità di Bacino della Regione. “La nuova distribuzione – ha detto il presidente Cossentino – potrebbe essere disastrosa in provincia di Palermo dove è stato deciso un taglio medio del 30% per le tre principali dighe”.

Dalla Garcia rispetto alo scorso anno ci saranno più di 7 milioni di metri cubi d’acqua in meno per l’agricoltura. Dall’invaso Poma, nel partinicese, arriveranno 4 milioni e 300.000 metri cubi in meno. Tagli netti anche per la diga Rosamarina. Possono piangere invece con un occhio solo le aziende agricole del trapanese. Qui sarà erogato tra il 10 e il 15% in meno rispetto al fabbisogno necessario per i campi. La diga di Paceco non perderà nulla mentre quella Rubino perderà 600 mila metri cubi d’acqua, stessa quantità anche per la diga Trinità. Più che dimezzato il quantitativo della Zafferana che da 250 mila metri cubi passa ad appena centomila.

Un piano che ovviamente risente della siccità dell’inverno nelle due province occidentali dell’Isola e dell’attuale stato di emergenza sanitaria per il contenimento della diffusione del Coronavirus. La Regione ha comunque annunciato che, per compensare i tagli, agli agricoltori sarà concesso di riutilizzare i pozzi abbandonati e che le autorizzazioni al Genio Civile avranno una corsia preferenziale. “L’emergenza sanitaria e la salute delle persone – ha detto Cossentino della Cia Sicilia Occidentale – hanno sicuramente la precedenza in questo delicato momento, ma chiediamo alla Regione che davvero si possa accelerare sul piano burocratico, altrimenti molte aziende agricole saranno costrette a chiudere. Chiediamo anche che l’uso dei pozzi preveda degli incentivi o dei premi, visto che riattivarli e tenerli in attività ha dei costi”.