Calcio, il Trapani è fallito. Ha un nome il rilancio di 105 anni di storia: De Picciotto

Renè De Picciotto

Un epilogo, tristissimo, ma molto scontato. Eppure fa sempre un certo effetto. Dopo 115 anni il Trapani Calcio non c’è più. Era nato, quarto club siciliano in ambito cronologico, il 2 aprile 1905 come Unione Sportiva Trapanese. E’ morto ieri, con la sentenza scontata di fallimento decretata dal tribunale. La fine sportiva del club granata era già stata conclamata all’inizio di questa stagione sportiva, con l’esclusione dal campionato di serie C dopo una ridicola farsa fra le ultime due proprietà. Fra tanti cambi di denominazione, l’ultima è stata quella che ha prodotto lo scorcio più bello della storia granata: la scalata dell’Eccellenza alla serie B; la serie A davvero sfiorata; la gara di Coppa Italia a San Siro contro l’inter; la seconda promozione nella serie cadetta.

Adesso, dopo 115 anni di storia, il calcio trapanese dovrà per forza di cose ripartire. Per adesso si affida alle sorti del Dattilo, squadra pacecota di serie D. Come in altre situazioni simili di club e città importanti, la nuova società potrebbe essere ammessa in Eccellenza o anche in serie D passando proprio dal Dattilo del presidente Mazzara. Appassionati e addetti ai lavori sperano nelle buone intenzioni dell’imprenditori Renè De Picciotto per capire quale potrebbe essere il futuro del calcio a Trapani. Non si discute selle capacità economiche del 75enne finanziere italo-svizzero che dispone di un patrimonio stimato di circa mezzo miliardo di euro e che ha attività imprenditoriali in cliniche, centri commerciali e turismo. In Puglia ha anche costruito il lido più costoso d’Italia. I clienti che alloggiano nelle collegate masserie pagano, per il soggiorno di una settimana in appartamenti di 5 stanze, qualcosa come 30 mila euro.

E’ necessario, quindi, che De Picciotto confermi le sue intenzioni di riportare il Trapani in alto ma serve anche che la città si ponga in uno stato di collaborazione. A cominciare dal sindaco, da tutte le istituzioni per arrivare all’imprenditoria e quindi a tifosi. Se il banchiere italo-svizzero dovesse scappare proprio per mancanza di spirito collaborativo, sarebbe forse l’enorme e decisivo errore che getterebbe alle ortiche 115 anni di blasonata storia calcistica.