Calatafimi: sequestro e torture, in arresto fratelli tunisini

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Forse una folle gelosia a scatenare la furia di due fratelli tunisini verso un loro giovane connazionale: uno scambio di messaggi sul telefonino fra la vittima e la ragazza di uno dei due, evidentemente poco gradito. In base alla ricostruzione della vicenda effettuata dai carabinieri della Compagnia di Alcamo, i due fratelli Bassem e Aimen Loudhaief, rispettivamente di 20 e 25 anni, in un primo momento avevano cercato il ragazzo presso la sua abitazione a Castellammare del Golfo, non esitando ad abbattere a colpi di ascia il portone d’ingresso e a mettere a soqquadro l’intera casa. Poi erano andati sul posto di lavoro del giovane, il ristorante “Egesta Mare” e, sotto la minaccia di un coltello, lo avevano avvicinato e costretto a salire a bordo di un’auto. Subito è scattato l’allarme da parte di coloro che avevano assistito all’accaduto. I carabinieri avevano appreso così che verosimilmente i sequestratori erano due tunisini residenti a Calatafimi Segesta, impiegati presso il Ristorante “Agorà”. A mettersi sulle tracce dei sequestratori numerose pattuglie provenienti da Alcamo e Castellammare del Golfo per dar man forte ai colleghi di Calatafimi. Ma ben presto la svolta: il giovane rapito, approfittando di un momento di distrazione dei suoi aguzzini era riuscito a scappare, rifugiandosi, ferito e sanguinante, all’interno del bar “Creative”, fino a dove era stato inseguito da uno dei due terribili fratelli. Il ragazzo, in evidente stato di shock, è stato immediatamente trasportato presso l’Ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo, mentre i carabinieri raggiungevano l’abitazione dei sospettati, in via De Amicis. Ed è lì che sono riusciti a bloccare giusto in tempo i due, già a bordo dell’auto, pronti a far perdere le loro tracce. Sono state le dichiarazioni della vittima, K.M., e della convivente di Aimen Loudhaief, C. C. una giovane italiana, con cui ha anche avuto un bambino tre anni fa, a chiarire i contorni della vicenda. Due ore da incubo quelle passate dal giovane: in quella casa è stato oggetto di tutta una serie di atroci sevizie; colpito rabbiosamente alla testa con una mazza in legno fino a perdere i sensi, dopo aver ripreso conoscenza, era stato picchiato con qualsiasi cosa: vasi in vetro, bastoni, pugni e calci su tutto il corpo; tentando di legarlo ad una sedia, gli aggressori gli hanno provocato un forte trauma cranico e la rottura di due dita di una mano. La ragazza, nel frattempo, a cui era stato tolto il cellulare, era stata rinchiusa nella camera dal letto. Anche lei, la mattina stessa, era stata vittima delle brutalità del compagno, Aimen Loudhaief: le diverse tumefazioni al volto e i due incisivi erano frutto della feroce reazione del convivente alla scoperta di alcuni messaggi sul cellulare che la giovane aveva scambiato col ragazzo aggredito. Ma pare che la violenza tra le mura domestiche fosse una vera e propria costante degli ultimi anni. A quel punto sono scattate le manette per entrambi i fratelli; pesantissime le accuse: tentato omicidio, sequestro di persona, lesioni personali, porto abusivo di arma, minacce aggravate, danneggiamento aggravato e maltrattamenti in famiglia nei confronti della convivente. I due sono poi stati tradotti presso il carcere S. Giuliano per essere interrogati dal G.I.P.