Bonventre risponde: “Non consentirò il sacco della città.”

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“Non vogliono un Sindaco scomodo. Se qualcuno pensa che io consentirò un nuovo sacco della città se lo scordino.” Sebastiano Bonventre è stato in silenzio in questi giorni mentre molti esprimevano critiche, anche se a dire il vero alcuni le esprimono dal giorno della sua elezione. E’ passato dalla vittoria per 39 voti con relativo ricorso di Nicla Solina, poi respinto dai giudici, alle dimissioni date e poi ritirate per la questione giudiziaria del presunto voto di scambio che coinvolgeva non lui ma Nino Papania. E’ andato dall’attesa dei ricorsi ai minori trasferimenti dalla Regione con lo sforamento del Patto di Stabilità alla bollette della Tares raddoppiate, per alcuni triplicate con manifestazioni e assemblee pubbliche dei cittadini. Dal primo reimpasto con spostamento più verso destra e l’appoggio di uomini dell’opposizione alla sua proposta di fare l’assessore a costo zero che qualcuno dice che in privato ci avrebbe ripensato mentre lui la riconfermerebbe. Almeno a parole. E ora si arriva alle dichiarazioni di assessori che ormai sarebbero ex, vedi alla voce Abbinanti, ad esponenti politici, leggi deputato dell’UDC Mimmo Turano, che convoca una conferenza stampa chiedendo che decida, Bonventre, cosa fare, se guidare la città e attuare il programma elettorale o dimettersi e andare al voto rivelando, Turano, che alcuni lo invoglierebbero, a Bonventre, ad andare avanti e poi al bar lo criticano.

E Bonventre risponde. Ironicamente e non senza polemica. Di Turano chiede cosa abbia fatto per Alcamo da deputato regionale, degli assessori che lasciano conferma che ad Abbinanti ha chiesto di restare, di Melodia dice che non farà più parte della prossima squadra, che la giunta assessoriale ci sarà, nuova, con personalità che sceglierà lui tra una rosa di nomi che ha chiesto a chi ha incontrato in questi giorni, segreterie politiche, associazioni, sindacati. Fa sapere che al Comune in tanti lavorano e alcuni no e che di rinnovo di contratto per questi ultimi non se ne parla nemmeno. Ma alla fine dice chiaro che le emergenze sono due, l’Urbanistica con il nuovo PRG da approvare, e l’economia. Sulla seconda magari si attendono che si chiariscano le sorti di tutta l’Italia e le questioni regionali e nazionali, politiche ed economiche. Sulla prima, sul PRG, la stoccata arriva anche se non fa nomi. Non consentirà un sacco della città, dice chiaro. Rimanda le eventuali critiche a chi c’era vent’anni prima, fa sapere che le questioni come al solito sono altre rispetto alle parole che sono state espresse in questi due anni. Il PRG le coprirebbe dunque. E le storie dei PRG di Alcamo sono sempre state controverse, polemiche, a volte anche a pericolose. Certo, ci vuol poco, volendo, a capire cosa intende dire Bonventre, basta vedere cos’è Alcamo Marina per farsene un’idea. Basta vedere se qualche terreno agricolo, a costo basso, è in passato diventato edificabile per sapere quali interessi ci possono essere dietro. Basta capire che idea si può avere della città del futuro tra ciò che esprimono le professionalità del settore e quelle, spesso diverse se non contrapposte, degli interessi di eventuali speculatori edilizi. Basta sapere se le zone edificabili del futuro avranno le condotte idriche, quelle fognarie, le urbanizzazioni primarie e secondarie, strade, illuminazione, pavimentazione, asfaltatura delle strade, scuole per i bambini,  controllo di polizia vista la scarsità di uomini in campo delle forze dell’ordine, dello Stato e del Comune. Il denaro è il denaro e non puzza, si dice, ma in Scilia qualche morto l’ha fatto, più di uno in passato. Ammazzato.

 

Politici, imprenditori, sindacalisti, speculatori, affaristi. A parlare tanto di mafia in ogni dove ci si è alla fine forse dimenticati che intanto Cosa Nostra è una struttura che tende al denaro. “Cumannari è megghiu chi futtiri” è un detto antico che lascia il tempo che trova, forse una volta era così, prima della guerra, l’ultima. Oggi la partita, fa intendere Bonventre, si decide sull’economia. Anche prima diciamo noi, solo che magari piace, e fa più comodo, parlare dei massimi sistemi del mondo nelle critiche che della sostanza delle cose. E la sostanza delle cose, per alcuni e non solo, è il denaro. Speculando per alcuni e lavorando per la gente comune. Insomma come dire che una volta conveniva dire che l’acqua non c’era perchè non pioveva e si è scoperto che era falso, l’acqua c’era e anche abbondante solo che bisognava fare in modo di farla acquistare. E che gli incendi nei boschi erano causati dalle cicche delle sigarette ( dannati fumatori, si direbbe ) e invece si sono scoperti i piromani e il trucchetto del rimboscamento. O che il lavoro mancava quando chi dava lavoro si arricchiva con paghe salariali da fame. O che lo Stato era impietoso, per scoprire poi che i miliardi che arrivavano sparivano nel buco nero dei finanziamenti a pioggia senza controllo. O che l’ambiente era devastato dall’incuria, tranne accorgersi che si era costruito ovunque, sui fiumi, sui colli, sui promontori, sulla sabbia, su tutto, ovunque c’era uno spiazio dispondibile. O che manca lo sviluppo turistico e una politica di sviluppo turistico e poi ancora esiste, leggenda o realtà, la questione, vera o presunta, di alberghi fantasma, di accessi al mare cementificati, di amre inquinato. Insomma il problema in Sicilia, per dirla alla Johnny Stecchino, rimane il traffico. Però il parcheggio sotterraneo non lo usa nessuno, i bus non ci sono, le biciclette elettriche sono scomparse e la gente ama ancora posteggiare e guidare come gli pare. In fondo siamo in Sicilia, ogni tanto, anzi da qualche ventennio, forse qualcuno sembra se lo sia dimenticato.

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