Arrestato a Custonaci uno dei ‘carcerieri’ del piccolo Di Matteo. Nel 2017 era tornato in libertà

A sinistra una vecchia foto di Giuseppe Costa

Nuovamente arrestato, a Custonaci, uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, il ragazzino che a soli 11 anni venne ucciso e disciolto nell’acido, da Cosa Nostra, soltanto perché figlio di un pentito, su ordine di Giovanni Brusca. I carabinieri del comando provinciale di Trapani e gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia, in esecuzione dell’ordinanza emessa dal GIP di Palermo su richiesta della DDA, hanno quindi arrestato Giuseppe Costa.

E’ stata anche perquisita l’abitazione dell’uomo, in località Purgatorio di Custonaci, proprio quel luogo dove lo stesso aveva realizzato in muratura la “cella” in cui era stato segregato il piccolo Giuseppe Di Matteo, poi atrocemente ucciso e sciolto nell’acido. Giuseppe Costa, come si legge nella sentenza definitiva di condanna (la reclusione si era conclusa quasi 4 anni fa), tutte le mattine si presentava puntuale nella casa-prigione, chiedendo ai carcerieri quali generi alimentari gradissero, provvedendo al loro acquisto. Fu testimone dell’arrivo
del piccolo Di Matteo, che giunse a Purgatorio chiuso nel portabagagli e incappucciato.

Il custonacese, recluso proprio per il suo ruolo in uno dei più efferati delitti della storia di Cosa Nostra, durante la lunga detenzione (dal 1997 al febbraio 2017) ha ricevuto il sostegno economico del sodalizio mafioso senza mai collaborare con gli inquirenti. Dopo la scarcerazione ha subito rinsaldato le sue relazioni con i vertici dei mandamenti di Trapani e Mazara del Vallo occupandosi di aggiudicazione di appalti, speculazioni immobiliari, risoluzione di dissidi tra privati, attività intimidatoria e riparto di proventi di denaro ricavati da attività illecite.

Giuseppe Costa, secondo le nuove accuse, avrebbe anche partecipato alla mobilitazione mafiosa per le elezioni regionali dell’autunno del 2017, con il procacciamento di voti in favore della candidata, risultata non eletta, Ivana Inferrera, poi arrestata nell’ambito dell’operazione “Scrigno”. Le attività investigative hanno
inoltre permesso di appurare che l’uomo avesse assunto il ruolo di controllore e tutore degli interessi della mafia nella ‘Calcestruzzi Barone srl’ di San Vito Lo Capo, azienda operante sotto l’influenza mafiosa delle famiglie Virga e Mazzara. Una delle imprese alle quali era stato richiesto di fornire una parte dei guadagni a Cosa Nostra. L’arrestato era anche attivo anche nelle operazioni di recupero crediti per conto dell’esponente mafioso trapanese Antonino Buzzitta.