Appello bis, D’Alì condannato a sei anni. Emessa anche l’interdizione

Sei anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa la sentenza emessa dalla corte di appello di Palermo per l’ex senatore e sottosegretario degli interni, di Forza Italia, il trapanese Antonio D’Alì, che è stato anche presidente della provincia regionale di Trapani. Secondo la corte D’Alì, uno dei fondatori e finanziatori del partito azzurro berlusconiano, nella sua attività politica avrebbe agito nell’interesse di alcuni capi storici di Cosa Nostra, come il latitante Matteo Messina Denaro e Totò Riina, “mettendo a disposizione le proprie risorse economiche e successivamente il proprio ruolo istituzionale di Senatore e di Sottosegretario” per aiutarli nelle loro azioni criminali.

L’ex senatore trapanese, ha detto il tribunale, avrebbe inoltre avuto un ruolo centrale nella gestione illegale degli appalti per importanti opere pubbliche, come i lavori per la Vuitton Cup di vela, grande evento svoltosi nel mare di Trapani nell’ottobre del 2005. Antonio D’Alì, che oggi ha 70 anni, è stato senatore per ben sei legislature, ininterrottamente dal 1994 al 2018, con Forza Italia, Popolo della Libertà e infine con il Nuovo Centrodestra di Alfano, ed è stato sottosegretario del ministero dell’Interno durante il secondo governo Berlusconi.

Nei confronti di D’Alì si era svolto un primo processo che si era concluso con l’assoluzione in appello nel 2016. Nel 2018 la Corte di Cassazione aveva però annullato il verdetto e chiesto un nuovo processo di appello, conclusosi adesso con la condanna a sei anni. Il Tribunale di Palermo ha pure condannato l’ex politico a risarcire le associazioni antimafia che si erano costituite parte civile. D’Alì è stato inoltre interdetto, dalla sentenza, dai pubblici uffici per tre anni.