Alcamo: voto di scambio, Gip si riserva su parti civili

Si è aperto ieri uno dei due processi per il presunto voto di scambio alle amministrative del 2012 ad Alcamo, quello che vede imputate 7 persone tra cui l’ex senatore Nino Papania e l’attuale consigliere comunale Antonio Nicolosi. Il Gip ha visionato le richieste di parte civile, all’incirca un centinaio la maggior parte dei quali liberi cittadini a cui si sono affiancati il Comune e il movimento politico Abc. Il giudice per le indagini preliminari si è riservato di accettare le richieste di costituzione di parte civile rinviando tutto all’udienza del prossimo 21 ottobre. Il gran numero di richieste di costituzione di parte civile arriva in seguito al dispositivo di rinvio a giudizio formulato dalla Procura di Trapani che ha definito parti lese tutti i cittadini. Un decina gli avvocati che assisteranno i cittadini nel dibattimento ma i legali della difesa stanno già affilando le armi: “Ritengo assolutamente ridicola la costituzione di parte civile del Comune di Alcamo – afferma l’avvocato Vito Di Graziano che difende il consigliere Nicolosi – in quanto, dalle prime risultanze delle verifiche dei voti fatte in prefettura, è addirittura emerso che l’attuale sindaco Sebastiano Bonventre ha recuperato altri 18 voti sullo sfidante al ballottaggio. Questo significa che praticamente viene smontata la tesi del voto di scambio”. Questa sarà certamente una delle eccezioni che saranno sollevate dagli avvocati degli imputati in vista della prossima udienza. La Procura trapanese avrebbe appurato un sistema politico, posto in essere dall’entourage a sostegno del sindaco Sebastiano Bonventre, che aveva lo scopo di portare voti allo stesso attuale primo cittadino per la sua elezione che avvenne con appena 39 voti di scarto rispetto al suo antagonista, l’esponente del movimento Abc Niclo Solina. Questo troncone vede imputati, oltre all’ex senatore Papania e al consigliere Nicolosi, Massimiliano Ciccia, Giuseppe Bambina, Giuseppe Galbo, Giuseppe Milana e Filippo Renda, imputati per l’appunto del reato di “voto di scambio”. Secondo l’accusa i 7 protagonisti della vicenda giudiziaria avrebbero posto in essere un sistema tale “al fine di ottenere a vantaggio del candidato sindaco Bonventre e delle 5 liste allo stesso collegate il voto elettorale, promettendo somme di denaro nell’ordine di 50 euro per ogni voto a più elettori non meglio identificati”. Un’inchiesta che avrebbe anche scoperchiato uno scandalo dietro un altro: dalle indagini alcuni sostenitori di Bonventre si sarebbero accaparrati, tramite alcune associazioni onlus a loro riconducibili, “consistenti derrate alimentari presso il Banco delle Opere di Carità Sicilia che poi facevano distribuire nel periodo immediatamente precedente la campagna elettorale e fino a quando non avevano luogo le operazioni di voto a famiglie alcamesi non abbienti in cambio della promessa di voto.