Alcamo. Vendemmia 2016 Buona la qualità, ma bassi i prezzi dell’uva

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Qualche azienda privata ha già iniziato le operazioni di vendemmia per produrre vini con determinate caratteristiche. Ma le principali cantine dell’Alcamese, Sant’Antonio, Fiumefreddo e San Francesco di Paola apriranno i battenti verso la metà della settimana entrante. Le tre cantine complessivamente ammassano da 600 a 700 mila tonnellate di uva. Oltre un milione se si aggiungono quelle private, molte delle quali hanno puntato sull’imbottigliamento per fare un vino di ottima qualità. E nell’Alcamese ci sono tutte le condizioni per un ottimo vino, la maggior parte del quale fino a qualche anno fa veniva venduto sfuso per far aumentare la gradazione agli asfittici vini del nord d’Italia. L’esperienza dei viticoltori alcamesi, tra i più bravi d’Italia. Terreni vocati per i vigneti e ben curati dai viticoltori tanto che non c’è un filo d’erba tra i filari. Gli introiti della vendemmia rappresentano il veicolo più importante dell’economia alcamese con un giro valutato attorno ai 150 milioni di euro. L’annata si presenta buona sotto il profilo della qualità, sempre che rimangano le attuali condizioni metereologiche. La peronospora e piccole grandinate hanno fatto calare mediamente dal 10 al 20 per cento la produzione rispetto alla vendemmia 2015. Per quanto riguarda il prezzo si andrebbe dai 20 ai 25 centesimi al chilo, con gradazione base 20. Il prezzo, essendo venute meno le anticipazioni della Regione, lo fissano le stesse cantine a seconda di quanto riescono ad ottenere come prestito dalle banche. Un prezzo ritenuto molto basso che non ripaga degli sforzi e sacrifici che comporta il lavoro nei campi. Forse se verranno mantenuti questi prezzi a stento i viticoltori riusciranno a pareggiare i loro bilanci. Gli alti costi: dalla manodopera ai fertilizzanti, non ripagano delle spese sostenute. Un tempo la vendemmia era una sorta di festa. Nella faticosa raccolta dell’uva si tuffavano anche studenti per racimolare un buon gruzzolo da spendere per le spese universitarie. Nella strade si sentiva l’odore del mosto perché il vino veniva conservato nelle botti e cisterne. Poi con l’avvento delle cantine è cambiato tutto. Così come tra i vigneti si vedono sempre meno persone, sostituite dalle vendemmiatrici meccaniche che consentono la raccolta dell’uva in poco tempo e senza i costi della manodopera. Molte famiglie si scambiano il lavoro per vendemmiare senza fare ricorso ad esterni, anche perché, se si violano le leggi, e si subisce un’ispezione e vengono trovati lavoratori in nero, le multe sono salatissime. Va anche a scemare la predisposizione di campi comunali per gli extracomunitari. Un paio di anni fa su 200 alla Pia Opera Pastore, meno del 10 per cento ogni girono veniva ingaggiato per la vendemmia. Intanto per essere assunti  bisogna essere in regola col permesso di soggiorno. Praticamente questi extracomunitari beneficiano per un mese di pasti caldi e la maggior parte trascorre il giorno con le mani in mano soprattutto in piazza della Repubblica dove molto dormono su cartoni collocati nelle aiuole. La causa ? Le vendemmiatrici meccaniche che hanno quasi soppiantato la manodopera. Ad Alcamo sino a qualche anno fa oltre alle Cantine Sant’Antonio, San Francesco di Paola, la prima sorta nel nostro territorio e Fiumefreddo, operavano la Saraceno e la Paladino, oggi entrambe chiuse.