Alcamo, ufficio del giudice di pace: salvezza possibile

C’è una possibilità data dalla legge di potere salvare l’Ufficio del giudice di pace ad Alcamo che rischia un’imminente chiusura con gravi disagi degli alcamesi e dei cittadini di Castellammare e Calatafimi, costretti ad andare a Trapani. Disagi su disagi perché come succede spessissimo, per un motivo e per un altro, le udienze vengono rinviate. La possibilità di salvare quel che resta degli uffici giudiziari ad Alcamo e non solo è data dalla legge che ha disposto dallo scorso primo settembre che molte spese obbligatorie siano trasferite dai Comuni al ministero della Giustizia. Il ministero in questa prima fase procederà in due anni ad assumere duemila persone poiché all’interno del personale in servizio preso i Comuni si sono sviluppate specifiche competente, soprattutto e non solo di natura tecnica, delle quali il ministero della Giustizia non dispone nell’immediatezza. Lo scopo della convenzione Anci- Ministero, accolta dal governo è quello di garantire il regolare funzionamento delle strutture giudiziarie. Il ministero della Giustizia provvederà al rilascio della necessaria autorizzazione prevista per le convenzioni o gli accordi applicativi stipulati in sede locale solo in quanto questi ultimi assicurino il pieno rispetto della convenzione. Il Ministero punterà inizialmente alle sedi più grandi, ma l’Ufficio del giudice di pace di Alcamo, potrebbe rientrare nelle convenzioni, avendo il personale e la competenza su Castellammare e Calatafimi. Comune e politica debbono darsi quindi subito da fare per non perdere questa possibilità. Legge e regolamenti sono stati consegnati al segretario generale del Comune. Ma Alcamo purtroppo oggi è una città allo sbando. Senza solidi punti di riferimento politici ma non mancano esternatori, picconatori e parolai che come dice Unberto Eco: “trovano sul web lo sfogatoio per insulti dove assistiamo anche a sceneggiate sul nulla fra geni del marketing politico”. Occorrerebbe sostanza e impegno ma questo ad Alcamo latitata tranne che sugli inutili comunicati stampa, intrisi di paroloni. Ma poi non seguono mai le azioni concrete.