Alcamo-Truffe e corruzione, resta in carcere l’ex vicesindaco Perricone

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Niente scarcerazione per l’alcamese Pasquale Perricone. L’ex vicesindaco di Alcamo dovrà restare dietro le sbarre: è stata infatti respinta dal tribunale del Riesame la richiesta di scarcerazione avanzata dal suo legale, Giuseppe Benenati. Custodia cautelare in carcere confermata anche per Marianna Cottone. I domiciliari invece sono stati concessi soltanto a Girolama Maria Perricone, cugina di Pasquale, ed Emanuele Asta che si vanno ad aggiungere a Mario Giardina e Francesca Cruciata. Oltretutto Asta, funzionario del centro per l’impiego nella cittadina alcamese, è stato sospeso da componente del consiglio di amministrazione dell’Ipab “Mangione” di via Florio ad Alcamo proprio in seguito a queste vicissitudini giudiziarie. Al momento si tratta soltanto di un dispositivo, quindi non si hanno ancora le motivazioni di tali provvedimenti da parte del Riesame. Tutti gli indagati hanno comunque dialogato e parlato apertamente con gli inquirenti dando la loro versione dei fatti: nessuno si è avvalso della facoltà di non rispondere. I reati contestati per loro sono a vario titolo di associazione per delinquere, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni. Le ombre più pesanti sono su Pasquale Perricone, 61 anni: l’inchiesta ruoterebbe tutta attorno ad una società cooperativa, la Promosud, organismo che si occupa di corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Tutto scaturisce però dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Dai riscontri è emersa anzitutto la natura “fraudolenta” di quella bancarotta che ha provocato uno spostamento di somme pari a ben 4 milioni di euro e da qui è venuta fuori la figura di Perricone, descritto dai finanzieri come il “deus ex machina” di tutta l’operazione e addirittura vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo. L’ex vicesindaco viene indicato come “amministratore occulto” della società fallita, così come anche della “Cea”, società aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco dei lavori di riqualificazione del porto. Tra i reati contestati sempre a Perricone anche quello di aver lucrato sui fondi stanziati per la formazione professionale mediante la creazione di una fitta rete di società, tutte intestate a prestanomi ma di fatto a lui riconducibili, responsabili di aver simulato l’organizzazione di numerosi corsi “fantasma” in modo da ottenere illeciti finanziamenti pubblici e allo stesso tempo assegnare posti di lavoro in cambio di favori. E’ venuto fuori che l’ex leader di Area Democratica corrompeva Asta in cambio della disponibilità di quest’ultimo ad attestare falsamente al centro per l’impiego la regolarità dei corsi fantasma, preannunciando la data e l’ora delle ispezioni che quindi non erano affatto a sorpresa. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini.