Alcamo, Trattative molto silenziose per vendere la Gesù Cristo Redentore alla Curia

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Di Laura Lombardo Saranno forse non troppe persone a leggerlo, ma lo zibaldone di 166 pagine del Documento Unico di programmazione 2019-2021 deliberato dal comune di Alcamo, riporta esattamente a pag 158 159 e 160 in tema di piano di alienazione di immobili di proprietà comunale anche la Chiesa Gesù Cristo Redentore. Il DUP rivela che non solo la Chiesa di contrada Sant’Anna è invero proprietà’ comunale, ma anche che, citazione testuale, “è intendimento dell’amministrazione avviare trattative per la cessione a titolo oneroso della chiesa e delle sue pertinenze alla curia vescovile di Trapani”. La trattativa di alienazione sarebbe stata iniziata dall’allora assessore Roberto Russo (fratello dell’attuale consigliere pentastellato Daniele) dimessosi poi a giugno del 2018. Eppure in comune, oggi, sono veramente in pochi a conoscerne i dettagli. La vicenda infatti non sarebbe mai stata affrontata in consiglio comunale e molti componenti del consesso civico risultano totalmente all’oscuro di questo colossale real estate tra i beni della città. In un primo momento, infatti, diversi consiglieri hanno negato l’appartenenza della Chiesa al patrimonio pubblico, sostenendo di non averne mai sentito parlare in alcuna sede, e ricredendosi solo dopo essere stati sollecitati a leggere il sopra-menzionato passaggio del DUP. Il che certamente non presenta i contorni di trasparenza amministrativa. Da ulteriori accertamenti, è emerso che la chiesa venne effettivamente costruita su terreno comunale e la costruzione finanziata interamente con risorse pubbliche — forse dell’unione europea, forse nazionali, ma “certamente” a costo zero. Recentemente però l’amministrazione Surdi avrebbe pensato di cederla alla curia, per evadere gli oneri di manutenzione della struttura che il comune non sarebbe comunque in grado di sostenere. Nel documento però si parla di cessione a titolo oneroso — ma secondo indiscrezioni, l’amministrazione vorrebbe semplicemente cedere la chiesa alla curia vescovile, non in cambio di denaro, ma in cambio di loculi o altre pertinenze cimiteriali. Resta solo il dubbio che lo scambio avvenga sulla base del valore reale di mercato investito da parte del comune, in considerazione del valore del terreno, da un lato, e dall’altro della spesa compiuta per la costruzione dell’immobile. In quest’ultimo caso, infatti, malgrado siano stati fondi provenienti da enti sovracomunali, con essi si sarebbero potute finanziare altre attività, di interesse collettivo.