Alcamo-Tariffe per i matrimoni civili, non si spengono le polemiche (VIDEO)

0
484
Matrimoni civili

Non si spegne l’eco delle polemiche ad Alcamo per l’introduzione delle tariffe per chi decide di sposarsi in luoghi di proprietà comunale, compresa la spiaggia di Alcamo marina. La decisione del consiglio comunale viene vista nell’immaginario collettivo come un’ulteriore tassazione per le giovani coppie che, già penalizzate da una situazione generale di crisi, si dovranno sobbarcare anche questo balzello per unirsi civilmente in matrimonio. Infatti per chi è residente e sceglierà un location tra quella indicate nel regolamento, come la spiaggia oppure il Castello dei conti di Modica, il Collegio dei gesuiti o ancora il Parco suburbano, nelle giornate di sabato potrà arrivare a pagare sino a 300 euro. Un testo che è stato elaborato in sinergia tra la I e la II commissione consiliare il cui via libera definitivo è arrivato nei giorni scorsi dal consiglio comunale. I consiglieri difendono la loro scelta.

Le tariffe comunque sono state distinte tra residenti e non residenti, con questi ultimi che subiscono una maggiorazione da 50 a 100 euro in più a seconda delle giornate e dei luoghi in cui ci si sposa. Anche questa una scelta contestata all’interno della stessa opposizione in consiglio comunale. Una distinzione che non è piaciuta ad alcuni perché immotivata, i consiglieri che hanno varato il regolamento invece specificano che è stato seguito un ben preciso criterio.

Un lavoro non facile per le commissioni che hanno dovuto anche confrontarsi con gli uffici comunali da cui è arrivato anche un certo ostruzionismo. Ci sono state delle diversità di vedute: a cominciare dall’introduzione della giornata di celebrazione del sabato, che invece si sarebbe voluta evitare, ma anche per la quantificazione delle tariffe da introdurre e i luoghi prescelti: ad esempio sul parco Suburbano erano stati avanzati problemi per la mancanza di un sistema di amplificazione. Scogli che sono stati superati e su cui si è anche tentato di mediare.

GUARDA L’INTERVISTA