Alcamo: strage casermetta, Gulotta chiede 56 mln di risarcimento

0
584

ALCAMO – Giuseppe Gulotta, il muratore alcamese assolto dall’accusa di duplice omicidio dopo aver trascorso ventidue anni in carcere, chiede adesso allo Stato un indennizzo di 56 milioni di euro per l’ingiusta detenzione. La richiesta è stata avanzata oggi dai legali di Gulotta, Baldassare Lauria e Pardo Cellini, alla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Gulotta venne arrestato nel 1976 nell’ambito delle indagini sul duplice omicidio dell’appuntato Salvatore Falcetta ed il carabiniere Carmine Apuzzo, uccisi da un commando all’interno della caserma di Alcamo Marina. Il caso è stato riaperto alcuni anni fa, dopo che un ex brigadiere dei carabinieri, Renato Olino, ha rivelato che sia Gulotta che gli altri indagati,Gaetano Santangelo Vincenzo Ferrantelli, furono picchiati e seviziati e costretti a confessare. Gli avvocati Lauria e Cellini hanno allegato alla richiesta due perizie redatte da medici e professionisti. Il prossimo 11 febbraio la Corte deciderà se disporre un’autonoma perizia o pronunciarsi sulla base della documentazione prodotta dai legali. Nel 1990 arrivò la condanna definitiva in Cassazione. Gullotta non si è mai arreso in questi anni e dal carcere chiese una prima volta la revisione del processo, e gli venne rigettata, quindi presentò una seconda volta la richiesta in Cassazione e in questo caso gli fu accordata. Decisiva per la riapertura del caso è stata infatti la testimonianza giunta spontaneamente nel frattempo da parte di uno dei carabinieri che avevano condotto le indagini nel 1976. Per l’appunto Renato Olino, ex maresciallo dell’Arma, il quale si presentò ai magistrati di Trapani e raccontò di “metodi persuasivi eccessivi” usati all’epoca per far “cantare” Vesco. Olino ha raccontato ai magistrati che il Vesco fu condotto in una caserma, costretto a ingurgitare da un imbuto acqua e sale e subire scosse elettriche tramite un telefono da campo. Fino alla confessione, sulla base della quale era stato condannato Gullotta. Nel febbraio del 2012, la corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto la richiesta dello stesso procuratore generale di assolvere da ogni accusa Gullotta. “Spero che ora le famiglie dei due carabinieri trovino giustizia” sono state le prime parole di Gullotta all’uscita dall’aula. La richiesta di risarcimento avanzata da Gulotta è, però, solo un capitolo di una storia che rimane ancora oggi un’incompiuta. I veri esecutori della strage di Alcamo Marina, infatti, non sono mai stati individuati: la ricostruzione giornalistica del programma dela Rai “Blu Notte” collegò il fatto alla presenza nei dintorni della frazione marinara di una base di Gladio, l’organizzazione militare segreta attiva in Italia dal dopoguerra. Poco dopo l’arresto, Vesco, proverà in seguito a scagionare Ferrantelli, Santangelo e Gulotta, senza però mai riuscirci: fu  infatti trovato impiccato in carcere nell’estate del 1976. E anche se il ragazzo fosse privo di una mano, nessuno si chiese mai come fosse riuscito a fare da solo il nodo scorsoio.