Alcamo-“Schiaffo” per il Comune, annullata sospensione contrattista

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Niente sospensione. Il Comune di Alcamo perde anche in appello il braccio di ferro con una sua contrattista. Protagonista Annamaria Pizzitola (nella foto), 51 anni, impiegata al municipio alcamese ma finita nell’occhio del ciclone in realtà in qualità di responsabile di una cooperativa. Nei suoi confronti era stato addirittura prospettato il licenziamento per delle presunte “frasi ingiuriose” proferite nei confronti della dirigenza del Comune e dell’amministrazione. Nei due gradi di giudizio però, presso il giudice del lavoro, l’ha spuntata ed oggi è stata completamente scagionata. L’ultima sentenza è della corte d’appello della sezione lavoro di Palermo che ha addirittura del tutto cancellato la sanzione nei suoi confronti: per il giudice non doveva essere applicato neanche un giorno di sospensione. Tutto era cominciato nel 2011 e la vicenda si lega in qualche modo al presunto scandalo della Curia trapanese per l’affitto di un locale in piazza Mercato concesso al Comune e finito al centro della vicenda sulla compravendita illegittima di immobili della chiesa alcamese. La Pizzitola, all’epoca amministratrice della cooperativa “Raggio di sole”, fu chiamata in causa in quanto alla stessa cooperativa era stato dato in comodato d’uso questo locale. Scatta l’inchiesta e il Comune fa richiesta di “accesso forzoso” all’interno del locale di piazza Mercato, alla presenza anche della polizia. Durante questa ispezione sarebbe stata percepita una parola che la Pizzitola avrebbe pronunciato: “bastardi”. I dirigenti del Comune qualche mese dopo emanarono un provvedimento disciplinare sostenendo di essere stati ingiuriati: prima invocarono il licenziamento, poi con l’intervento del sindacato e dell’avvocato della contrattista, fu emanata una sospensione di 4 mesi. Da qui partì il ricorso della stessa Pizzitola che davanti al giudice del Lavoro del tribunale di Trapani ottenne un enorme ridimensionamento della sanzione, ridotta ad appena 7 giorni in quanto la sospensione di 4 mesi fu ritenuta sproporzionata. A finire nel calderone anche una lettera inviata dalla cooperativa dal contenuto, anche qui presunto, diffamatorio, avente ad oggetto la richiesta di contributo di 40 mila euro in cui si accusava il sindaco di avere avuto un comportamento negligente ed imprudente. Contro questo pronunciamento si è appellato il Comune che però ha avuto un’altra batosta: addirittura la corte d’appello della sezione lavoro ha del tutto annullato la sanzione sostenendo che la condotta della Pizzitola sarebbe “legittimamente riconducibile alla libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela anche le manifestazioni di una disputa polemica che siano rappresentate dall’uso di espressioni di dura disapprovazione o riprovazione”. Ennesimo boccone amaro per il Comune alcamese che già si è visto cancellare altri provvedimenti disciplinari: recentemente era accaduto per due lavoratrici Asu che hanno ottenuto l’annullamento della sospensione dal lavoro.