Alcamo-Rapina Credito Siciliano, arrestati i due complici a distanza di 5 mesi

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I carabinieri fanno completamente luce sulla rapina avvenuta lo scorso 14 aprile in una banca di viale Italia ad Alcamo. Sino ad oggi era stata arrestata una sola persona, Giuseppe Stemma, palermitano di 23 anni, ma sin da subito gli inquirenti avevano capito che dietro di lui c’erano sicuramente dei complici. A conclusione di una certosina indagine, fatta anche da una serie di riscontri tecnici, i militari dell’Arma della Compagnia di Alcamo, guidati dal capitano Giulio Pisani, sono riusciti a ricostruire tutto quanto arrestando altre due persone e denunciandone una terza. A finire dietro le sbarre altri due palermitani, Giuseppe Caccamo e Salvatore Caracappa, mentre ad essere deferito all’autorità giudiziaria è stato Rosario Stemma, padre di Giuseppe. Singolare quanto ha fatto quest’ultimo: qualche giorno dopo la rapina all’istituto di credito alcamese si presentò dai carabinieri presentando una falsa denuncia di furto della sua auto. Invece quell’automobile, utilizzata proprio per la rapina e identificata dagli stessi investigatori, era stata data al figlio consapevolmente proprio con lo scopo di rapinare la banca. Lo stesso mezzo, fra l’altro, si trovava già sotto sequestro amministrativo per altre cause. Caccamo e Caracappa invece sono stati arrestati perché accusati di aver preso parte alla rapina e di aver quindi spalleggiato Giuseppe Stemma, salvo poi dileguarsi quando hanno sentito le sirene dai carabinieri e lasciando quindi il complice al proprio destino. Le indagini però sono andate avanti proprio in questa direzione ed al culmine di una serie di riscontri investigativi si è risaliti ai due “compari”. Giuseppe Stemma venne arrestato qualche ora dopo la rapina di quel 14 aprile al Credito Siciliano. Nonostante la giovane età ha un passato giudiziario anche abbastanza pesante: a lui sono contestati reati contro il patrimonio e contro la persona. Adesso per quest’ultimo episodio l’accusa formulata nei suoi confronti è di rapina. Sulle sue tracce si erano subito messi i militari dell’Arma tanto da aver sventato il colpo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il malvivente avrebbe studiato tutto nei minimi dettagli. E’ entrato in azione intorno alle 13,30, aspettando quindi che la banca fosse praticamente vuota di clienti e con appena un dipendente all’interno e il direttore. Un orario non casuale in quanto il rapinatore ha calcolato evidentemente anche l’apertura della cassaforte che all’interno dell’istituto di credito è temporizzata, quindi vuol dire che si può accedere solo a certi orari. Quando è entrato all’interno della banca aveva indosso dei grandi occhiali scuri e un cappuccio in testa. Pare fosse disarmato ma ha comunque minacciato di morte il cassiere e il direttore fingendo evidentemente di avere un’arma in tasca: “Non muovetevi o vi ammazzo” gli avrebbe intimato. Poi i due sono stati costretti a stendersi sul pavimento e rinchiusi in uno stanzino, a quel punto è scattata l’apertura della cassaforte. Ma il sogno di poter arraffare tutto è durato una frazione di secondo perchè qualcuno evidentemente si era accorto di quanto stava accadendo dentro la banca ed era riuscito a lanciare l’allarme ai carabinieri che in pochi istanti si sono catapultati sul posto. Alla fine, nella fretta, il rapinatore è riuscito a portare via appena due sacchetti contenenti 600 euro, quindi si è dato alla fuga. Ma i carabinieri sono riusciti poco dopo a bloccarlo e ad assicurarlo alla giustizia.