Alcamo-Omicidio Coraci, il gup decide se ammettere un super testimone

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Dovrebbe essere emessa domani la decisione del gup del tribunale di Trapani  sulla richiesta di rito abbreviato condizionato, richiesto dai difensori dei fratelli Francesco e Vincenzo Gatto accusati dell’omicidio di Enrico Coraci. Gli avvocati dei Gatto, Michele Magaddino e Carmelo Carrara, hanno chiesto il rito abbreviato condizionato che prevede il confronto con un giovane alcamese, testimone del delitto e quindi delle fasi precedenti all’esplosione del colpo di fucile che ferì gravemente il Coraci, deceduto due giorni dopo all’ospedale Cervello di Palermo. Evidentemente gli avvocati dei Gatto ritengono importante la versione del testimone che potrebbe alleggerire la posizione dei due loro assistiti. Nell’ultima udienza dello scorso 18 ottobre il gup Caterina Brignone ha ammesso le parti civili rappresentate dal padre, madre e sorelle di Coraci, quattro persone in tutto, difese dagli avvocati Sebastiano Dara, Bruno Vivona e Antonino Vallone.  I fratelli Gatto sono accusati di omicidio aggravato da futili motivi e da porto abusivo d’ armi.  Enrico Coraci venne ferito con un colpo di fucile nella via Ruisi, poi rinvenuto nascosto tra anfratti dai carabinieri che condussero le indagini.  I carabinieri hanno ricostruito l’agguato che sarebbe maturato in un contesto di regolamento di conti legato al commercio di stupefacenti. L’omicidio, avvenuto in via Ruisi nel quartiere popolare “villaggio regionale”, sarebbe scaturito qualche ora dopo un diverbio avvenuto, secondo una serie di testimonianze, davanti alla panineria “Fame Chimica” di piazza della Repubblica. I fratelli Gatto hanno fornito diverse versioni durante gli interrogatori e di recente Francesco Gatto avrebbe detto ai giudici che a sparare è stato solo lui, e che  Vincenzo  non sapeva niente del fucile. Versioni queste che cozzerebbero con le intercettazioni telefoniche.