Alcamo-Offese su Facebook? 44 indagati

 

L’articolo 21 della Costituzione italiana così recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Nell’articolo 21 è scritto fra l’altro: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”. Purtroppo nell’era di facebook ormai da tempo si assiste alla sistematica violazione di quest’articolo con frasi spesso ingiuriose e offensive. In pratica alcuni di coloro i quali si siedono davanti ad un computer credono di avere licenza di esternazione senza limiti. Ma ora sono iniziate ad arrivare condanne sia in sede penale che civile quando i giudici hanno rilevato il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Succede così che una quarantina di alcamesi sono stati convocati dai carabinieri per avere notificato la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dove appunto viene ipotizzato il reato di diffamazione aggravata. In pratica l’indagine è scattata dopo la denuncia di un esponente politico alcamese che si è ritenuto offeso dopo un post pubblicato su facebook sul quale sono poi arrivati una quarantina di mi piace. Si tratta della prima fase poiché sempre nei confronti di costoro nel frattempo sono scattate altre denunce e forse presto riceveranno qualche altro avviso di garanzia. Ebbene va tutelato il diritto alla critica, alla libertà di parola, ma non quello di offendere con estrema leggerezza le persone siano essi politici o altro. Ormai nei confronti dei grafomani del web si registra la tolleranza zero. Se un giornalista eccede in un aggettivo ecco arrivare la querela. La stessa azione penale e civile è giusto che scatti nei confronti di coloro che dell’offesa e del discreto delle persone sui social hanno fatto quasi una missione senza forse rendersi conto di dove possono andare a parare. E’ giusto che una regolamentazione si impone così come va tutelata l’immagine di chi riceve offese sui social spesso vetrine per sfogatoi per insulti, offese, calunnie, spesso particolarmente virulente a causa di un mal costume dilagante.  Concludiamo prendendo a prestito una frase di Voltaire: “Io combatto la tua idea che è diversa della mia, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”. Ma, aggiungiamo, senza offendere nessuno.