Alcamo Marina Concluso il processo civile per la frana, ora la sentenza

Nove anni di attesa per avere giustizia. Ora il processo civile per la frana di Alcamo Marina si avvia verso il suo epilogo ed il giudice del tribunale di Trapani dovrà quantificare i danni, subiti dai proprietari di villini realizzati, con tanto di concessioni edilizie, a valle della collina dove nel febbraio del 2009 si verificò una frana provocata sì da un violento nubifragio, ma anche dall’abusivismo edilizio di una località balneare martoriata da migliaia di colate di cemento in barba a leggi e regolamenti. Entro 80 giorni, dalla data di venerdì scorso, il giudice dovrà emettere la sentenza. Il risarcimento dei danni è stato chiesto al Comune di Alcamo ed a tre proprietari di ville realizzate in cima alla collina, dove il nubifragio fece scoprire anche una mega piscina, che se fosse  esondata l’acqua contenuta avrebbe provocato ingenti danni, come accertarono Protezione civile e vigili del fuoco. Secondo il consulente nominato dal giudice e alla luce di due perizie, costate  30 mila euro, ai proprietari, vittime incolpevoli della frana, andrebbe una somma di poco più di 50 mila euro. Più il pagamento delle spese processuali a carico di coloro i quali avrebbero causato i danni. Spese che in nove anni supererebbero abbondantemente i 150 mila euro. I proprietari vittime del nubifragio hanno scucito fino ad oggi di tasca propria dai 30 ai 50 mila euro. Oltre il danno anche la beffa. Il giudice  dovrà decidere anche a chi spetta la messa in sicurezza del costone. Intanto nei giorni scorsi è stata presentata una  relazione di una trentina di pagine, con allegate riprese satellitari, al Comune di Alcamo per la riapertura delle ville chiuse dal 2009.  La relazione è stata predisposta dall’ingegnere Ignazio Ferrarella e presentata dall’avvocato Maurizio Lo Presti, che assiste gli ultimi tre proprietari che da nove anni, e non per colpa loro, hanno avuto dichiarati inagibili i  villini. Nella relazione viene sottolineata “la mancanza di cura nella regolazione del flusso delle acque di superficie, di opere di contenimento, interventi di sicurezza  che hanno provocato altri smottamenti revoca delle ordinanze di inagibilità “perché non c’ è più alcun pericolo – dice l’avvocato Maurizio Lo Presti-  e pertanto i proprietari e famigliari possono riutilizzarle per godere in pieno titolo dei loro immobili”.