Alcamo-Imprenditore Artale in “odor di mafia”, espulso dall’antiracket

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Fuori dall’associazione Antiracket e al processo si ritroverà contro i suoi vecchi amici. E’ una storia dai contorni pirandelliani quella che coinvolge l’imprenditore alcamese Vincenzo Artale (nella foto) che da ieri sera non fa più ufficialmente parte dell’organismo presieduto da Vincenzo Lucchese. Il consiglio direttivo ha deliberato all’unanimità l’espulsione di Artale, arrestato nei giorni scorsi al culmine di un’operazione antimafia che si è sviluppata tra Castellammare del Golfo ed Alcamo. “Artale ha tradito le finalità dell’associazione – afferma Lucchese – e preannuncio sin da ora che ci costituiremo parte civile nel procedimento penale contro lo stesso imprenditore”. Lucchese si dice sorpreso per l’arresto, così come tutti i componenti del direttivo che hanno manifestato la volontà di rilanciare l’associazione cercando di coinvolgere maggiormente gli imprenditori e, soprattutto, i giovani. Quanto accaduto fa riflettere molto anche ad Alcamo e mette in evidenza la pericolosa tendenza della mafia ad infiltrarsi nell’antimafia. La storia di Artale sembra decisamente proprio questa e la ricostruzione della Procura lascia poco spazio alle interpretazioni. L’imprenditore alcamese, un tempo vittima del racket tanto da essere finito sotto protezione per avere subito una serie di danneggiamenti dopo avere denunciato i suoi aguzzini, stando alle risultanze investigative della Dda e dei carabinieri, era divenuto un vero e proprio affiliato al sistema illecito condotto dal boss di Castellammare del Golfo Mariano Saracino. Il padrino, che a sua volta è ritenuto storicamente vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo, imponeva a tutte le imprese che a Castellammare del Golfo vincevano gli appalti pubblici e si aggiudicavano anche le commesse private di acquistare il calcestruzzo nell’impresa di Artale. Un giro vorticoso di affari che aveva finito per far lievitare gli affari dell’imprenditore. Grazie a questa pressione Artale riusciva ad aggiudicarsi tutte le maggiori forniture nei lavori in zona, sia pubblici che privati. Dai carabinieri sono stati documentati attraverso intercettazioni diversi episodi estorsivi, anche con il classico metodo della “messa a posto”, alcuni dei quali rilevati anche con la collaborazione delle vittime.