Alcamo: fuoco al deposito di Mirrione

ALCAMO – Sette ore di inferno, con le fiamme altissime che hanno finito per divorare tutto. Ad essere colpito il deposito di legnami Mirrione di via Maria del Riposo ad Alcamo. Il fuoco, per causa ancora da accertare, è partito dal retro dove per l’appunto si trova il deposito con decine di quintali di legno. Le fiamme quindi, una volta alimentate, si sono sprigionate con enorme violenza perché alimentate dalla presenza per l’appunto del materiale infiammabile. Il fuoco si è espanso sino ad arrivare alla segheria adibita per l’appunto al taglio e alla lavorazione del legname. L’incendio è partito intorno alle 2 di questa notte e soltanto intorno alle 9 di questa mattina è stato completamente domato dai vigili del fuoco del locale distaccamento, impegnati in un incessante lavoro. Proprio l’intervento tempestivo dei pompieri, ed il loro certosino lavoro, ha evitato danni ben peggiori. I danni sono in via di quantificazione ma ammonterebbero a decine di migliaia di euro. Ad intervenire anche la polizia ed i carabinieri, considerata l’entità dell’episodio, anche se sono questi ultimi i titolari dell’indagine. Proprietario del deposito, gestito attraverso una società per azioni, Giuseppe Mirrione, alcamese, incensurato, noto imprenditore del settore, molto conosciuto in città. Anzitutto gli inquirenti stanno cercando di capire le cause del rogo: non si esclude la possibilità dell’incendio accidentale. Magari una scintilla partita dalla segheria si è lentamente alimentata sino a far esplodere le fiamme. Ma non viene esclusa nemmeno l’ipotesi del dolo anche se sul posto non è stata trovata alcuna traccia sotto questo aspetto. Prematuro per i carabinieri al momento potersi orientare. Gli investigatori sperano di capire meglio ascoltando lo stesso titolare dell’azienda. Si parte da un passato che, almeno apparentemente, sembra tranquillo. Giuseppe Mirrione non ha mai subito alcuna intimidazione e non ci sono elementi che facciano propendere le indagini verso una ben precisa direzione. Certo è che non viene esclusa l’ipotesi del raid incendiario da parte del racket delle estorsioni, trattandosi di una grossa azienda a livello non solo locale ma anche siciliano e che quindi produce ogni anno un ingente fatturato. Elementi questi che possono essere quindi appetibili a Cosa nostra che nel territorio alcamese ancora oggi, secondo le più recenti inchieste antimafia della Procura, cerca di controllare il settore economico. Un’egemonia che ancora oggi, seppur sotto traccia, continua ancora anche se sotto forme meno evidenti. Una strategia sommersa che da tempo gli inquirenti hanno intuito e appurato.