Alcamo-Fascia pedemontana, una bomba per il nuovo sindaco

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È una vera e propria bomba ad orologeria che il prossimo sindaco di Alcamo dovrà cercare di disinnescare. Ma fino ad oggi, anche a causa della tortuosità delle leggi in materia di urbanistica, trovare  una soluzione non è stato possibile perché nemmeno il mitico filo di Arianna messo nella mani di un luminare in materia, ha consentito al Comune  di uscire dal labirinto. Un importante avvocato al quale sei mesi fa il Comune ha chiesto un parere se ne è lavate le mani. Dopo avere studiato le carte non ha nemmeno risposto. Così in questi giorni una cinquantina di alcamesi si sono visti recapitare una lettera del Servizio urbanistica privata con la quale si comunica “che allo stato degli atti il richiesto provvedimento autorizzativo, (ovvero la concessione edilizia), non può essere emanato”. Sempre dunque alla ribalta il problema della cosiddetta fascia pedemontana. Cinquanta concessioni edilizie bloccate. Un centinaio di famiglie più che preoccupate. Lavori per circa una trentina di milioni che non possono decollare con gravi riflessi sull’occupazione. Ed alcamesi che avevano investito tutti i risparmi per realizzare un immobile nella fascia pedemontana stanno per intraprendere la strada del risarcimento danni. Se ciò avvenisse dove il Comune potrebbe andare a trovare una trentina di milioni? Per risolvere tale problema si era battuto, anche con l’occupazione della sala consiliare Ignazio Caldarella, non rieletto, che ringrazia coloro i quali lo hanno votato e dice di essere deciso a “continuare la sua azione politica a favore dei cittadini”. Nella fascia pedemontana da una decina di anni a questa parte sono già state assegnate circa 160 concessioni. Sono stati costruiti e già abitati immobili per i quali il Comune ha impegnato circa 60 mila e 400 metri cubi di aree. La vicenda è esplosa circa tre anni fa quando il Comune negò una concessione per costruire due immobili. Il Tar Sicilia con la sentenza (n. 2888 del 18-11-2014) “ha di fatto introdotto elementi urbanistici nuovi, rispetto alla interpretazione consolidata – è scritto nella lettera – che l’Ufficio del Comune di Alcamo, negli anni, aveva dato del Piano particolareggiato”. In pratica sulla pedemontana non si sarebbe potuto costruire. Quindi gli stessi uffici, che da oltre dieci anni hanno dato le concessioni edilizie, oggi hanno sospeso le nuove richieste. La soluzione? Oggi appare difficile sempre che il Consiglio di giustizia amministrativa non ribalti la sentenza del Tar. Nel caso contrario saranno guai serissimi per il Comune sotto forma di risarcimenti e per coloro, che hanno impegnato migliaia di euro per realizzare la casa nella cosiddetta fascia pedemontana, si ritroveranno con un  pugno di mosche in mano. Perché quel terreno acquistato ad altissimi prezzi non varrà più un euro. Nel passaggio delle consegne al nuovo sindaco di Alcamo il commissario comunale, come prima criticità, illustrerà l’ingarbugliata vicenda della “pedemontana”.