Alcamo, concessi i domiciliari ai fratelli Nicastri

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Il tribunale della libertà ha concesso gli arresti domiciliari ai fratelli alcamesi Vito e Roberto Nicastri annullando l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa quindici giorni fa. I due sono finiti nell’inchiesta della Dda e carabinieri del Comando provinciale  di Trapani che arrestarono complessivamente 12 persone che avrebbero favorito, anche grazie anche alla consegna di denaro, la latitanza di Matteo Messina Denaro. I due i due fratelli Nicastri, sono assistiti dagli avvocati Sebastiano Dara e  Giovanni Di Benedetto. Il tribunale della libertà “non ha ritenuto adeguata – dicono i due difensori- la misura della custodia in carcere ed è caduta l’aggravante di avere agevolato cosa nostra con riferimento all’intestazione fittizia. Entro 45 giorni conosceremo le motivazioni“. I giudici inoltre hanno autorizzato a raggiungere le proprie abitazioni di Alcamo con i mezzi dei propri familiari e lunedì sera hanno lasciato le carceri palermitane del Pagliarelli. I difensori nel ricorso hanno sostenuto la tesi della “insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza” chiedendo l’annullamento della custodia cautela o in carcere o in alternativa i domiciliari. Gli avvocati Dara e Di Benedetto hanno espresso ”soddisfazione per il provvedimento del Tribunale della libertà” per l’alleggerimento della pena. Vito e Roberto Nicastri rimangono indagati con l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, I nuovi guai giudiziari per Vito Nicastri, al quale sono stati confiscati beni per un miliardo e 300 milioni di euro, sono scaturiti dalle rivelazioni del pentito Lorenzo Cimarosa. Questi lo ha accusato di essere tra gli sponsor economici della latitanza dell’ultima primula rossa di Cosa nostra. Cimarosa, nel frattempo deceduto, ha raccontato di una borsa piena di soldi che Vito Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d’onore, Michele Gucciardi. L’inchiesta è nata dalla vendita all’asta di terreni di parenti della famiglia degli esattori  Salvo. Quei terreni vennero comprati all’asta dai fratelli Vito e Roberto Nicastri, che li pagarono 138 mila euro, rivendendoli poi a 750 mila euro alla società Vieffe dell’imprenditore Ciro Ficarotta, presunto mafioso di San Giuseppe Jato. Con un notevole guadagno di oltre 600 mila euro.