Alcamo-Commissario Comune, altra grana giudiziaria

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Nuova tegola giudiziaria per il commissario straordinario del Comune di Alcamo, Giovanni Arnone (nella foto). L’ultima è quella che riguarda l’indagine sul “No Muos” di Niscemi con citazione in giudizio diretta per l’ex alto burocrate della Regione, oggi in pensione e alla guida del municipio alcamese dal giugno del 2015. Arnone ha ricevuto un atto di citazione in giudizio diretto dal procuratore Giuseppe Verzera e il processo inizierà il prossimo 20 maggio davanti al tribunale monocratico di Caltagirone. Arnone è finito sotto processo per avere ricoperto il ruolo di dirigente generale dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente nel 2011, all’epoca della contestazione dei fatti della Procura nissena L’accusa è di “violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio per aver eseguito opere in assenza di autorizzazione o in difformità da essa o per aver omesso la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia”. La vicenda è noto ed è quella che sarebbero stati eseguiti lavori per la realizzazione del Muos, insistenti su beni paesaggistici, all’interno della riserva orientata denominata ‘Sughereta di Niscemi’, in zona A, di inedificabilità assoluta, in un sito di interesse comunitario. Per il commissario del Comune di Alcamo si tratta del secondo guaio giudiziario di una certa rilevanza: su di lui infatti pende anche una richiesta di condanna a 10 anni di reclusione nell’ambito del processo per l’alluvione del primo ottobre 2009 che distrusse Giampilieri e Scaletta Zanclea, località in provincia di Messina, provocando 37 morti e numerosi feriti. Arnone è finito sotto processo insieme ad altre 14 persone e nello specifico deve rispondere delle accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Alla base delle accuse della Procura, fondate su di una corposa consulenza tecnica, ci furono delle responsabilità per i mancati interventi di messa in sicurezza del territorio da parte proprio dell’assessorato regionale al Territorio dopo l’alluvione dell’ottobre 2007. Arnone figura anche, a proposito sempre di guai giudiziari, tra i dirigenti regionali per i quali il pm della Procura di Palermo Gaetano Paci chiese il rinvio a giudizio per abuso di ufficio. L’indagine riguardò il caso Gioacchino Genchi, il dirigente della Regione che sette anni fa fu cacciato dall’assessorato all’Ambiente dopo un giudizio di valutazione espresso da una commissione che a suo dire lo avrebbe silurato senza contraddittorio. Arnone fece proprio parte di quella commissione. Quest’ultimo ha sempre sostenuto di essere stato perseguitato perché ritenuto scomodo avendo assunto posizioni nette contro alcuni provvedimenti, come per esempio i termovalorizzatori.