Alcamo: Castello Calatubo, riflettori della Rai

Il Castello di Calatubo ad Alcamo finisce al centro dell’attenzione della Rai. Lo storico immobile, oggi in parte crollato, sarà al centro di diverse trasmissioni che andranno in onda in occasione dell’iniziativa lanciata dal Fai “Ricordiamoci di salvare l’Italia”, una campagna di raccolta fondi che partirà il 16 marzo per concludersi il 22. La rete nazionale pubblica dedicherà un’intera settimana ai beni culturali e naturalistici italiani, tra cui per l’appunto il Castello di Calatubo, con la finalità di contribuire a raccogliere fondi. Attraverso una maratona televisiva di sette giorni, reti, canali e testate Rai, racconteranno storie e luoghi che testimoniano la varietà, la bellezza e l’unicità del patrimonio artistico e paesaggistico troppo spesso dimenticati. Domani a Trapani, invece, ci sarà una conferenza stampa a Trapani, presso il Museo Pepoli, in cui verrà annunciata una novità importantissima per il rilancio del Castello e del territorio alcamese: “Domani stesso – afferma l’associazione di volontariato “Salviamo il Castello di Calatubo” – vi daremo notizie ufficiali, nel frattempo noi non ci fermiamo un secondo per la buona riuscita di tutte queste future novità”. Oltretutto sabato 21 e domenica 22 marzo ci sarà l’apertura straordinaria di 75 luoghi in tutta la Regione Sicilia, tra cui anche il Castello che svetta dal promontorio alcamese. Nel censimento della classifica del Fai, che si è concluso dopo una lunga maratona per la raccolta firme, il Castello di Calatubo ha raggiunto il terzo posto in Italia, conquistando oltretutto il bottino di 30 mila euro. Fondi che da soli non sono bastevoli per ristrutturare quello che oggi è un rudere, seppur di straordinaria bellezza e ricco di storia, e già si era pensato di rimettere in piedi la cappella. Ma ci potrebbero essere importanti novità in questi giorni e quindi non è escluso che la storica struttura alcamese possa ottenere maggiori riconoscimenti. La bellezza di questo luogo lascia incantati chiunque dall’autostrada A-29 Palermo-Mazara del Vallo scorge questo straordinario sito e che suggestiona ulteriormente specie nelle ore serali con lo splendido effetto dell’illuminazione. Oggi il Castello però rischia seriamente di scomparire per effetto del degrado e dell’incuria del tempo. La posizione del sito, attraversato da importanti vie di comunicazione, la ricchezza del suo territorio e la presenza di uno sbocco marittimo di un entroterra tra Partinico e Segesta, spiegano la presenza di un insediamento già in età arcaica e l’importanza che esso assunse in età normanna. Il Castello, la cui esistenza è datata attorno all’anno mille, cessata la sua funzione militare si trasformò in masseria a controllo del vasto feudo e fino agli anni ’60 era ancora in buono stato di conservazione, grazie al continuo utilizzo dell’antica dimora che, con pesanti interventi di ristrutturazione aveva consentito, comunque, il mantenimento delle fabbriche. Poi l’oblio. La fortezza, ormai abbandonata, divenne un ovile. L’azione distruttiva degli animali, il terremoto del 1968 e l’assenza d’interventi condusse al crollo dei solai e infine delle murature.