Anzitutto conservare, poi potenziare i servizi. Questo è lo scenario che attende Alcamo marina, costa fortemente compromessa dalla cementificazione selvaggia a partire dagli anni ’50. Proprio su questo lavoreranno architetti, ingegneri, Comune e università di Venezia: tutti insieme con gli addetti ai lavori per ipotizzare nuove scenari di sviluppo per questa fascia di territorio che oggi sconta le nefandezze del passato con uno stato di fortissima arretratezza e degrado, senza nemmeno le opere di urbanizzazione primaria e priva di un organico sviluppo per come si addice ad una località marinara siciliana. Stamattina è stato presentato il progetto “Villard”, siglato fra il Comune di Alcamo e l’Università Iuav di Venezia (fino al 2001 istituto Universitario di Architettura di Venezia) che si occupa di architettura, design, teatro, moda, arti visive, urbanistica e pianificazione del territorio. Si tratta di un accordo di collaborazione finalizzato all’organizzazione del ‘Seminario internazionale e itinerante di Architettura’ di futura convocazione al termine del quale sarà messa nero su bianco l’idea progettuale attuabile per lo sviluppo di Alcamo marina.

Ad essere coinvolte 13 scuole di architettura, italiane ed estere, e alcune istituzioni culturali, come l’Ordine degli Architetti di Trapani. Il programma prevede la messa a punto del progetto sulle possibilità di sviluppo di Alcamo marina, poi dopo il primo seminario vi saranno una serie di tappe nel corso dell’anno che alla fine porteranno per l’appunto a tracciare ipotesi progettuali concrete per lo sviluppo della fascia costiera alcamese. Stiamo comunque parlando di un territorio in realtà già segnato e sfregiato: una serie di interventi di infrastrutturazione e urbanizzazione nei decenni hanno modificato pesantemente le condizioni del litorale sabbioso, lungo circa 12 chilometri e della sua macchia mediterranea che si estendeva fino alle dune; prima, con la linea ferroviaria Palermo-Trapani, poi con la speculazione edilizia tra la fine anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 sino al trentennio successivo, che ha saturato il territorio con abitazioni private a discapito di attività balneari e turistiche, causando notevoli danni ambientali. Ecco perchè, concretamente, le linee di manovra non sono tantissime.

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