Vito e Manlio Nicastri verso il patteggiamento. Vito: “Non sono tangenti ma collaborazioni”

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Le somme elargite ai funzionari della regione per meglio oliare i meccanismi della burocrazie ed ottenere più celermente le autorizzazioni per i nuovo impianti eolici, non sono tangenti bensì collaborazioni. Questo il pensiero di Vito Nicastri, l’imprenditore alcamese ribattezzato “Il Signore del Vento”, espresso durante l’interrogatorio con l’avvocato Mangano, legale dell’ex dirigente regionale Alberto Tinnirello. Si tratta del processo scaturito dal giro di tangenti all’assessorato regionale all’energia e che vede protagonisti, oltre a Vito Nicastri, anche il figlio Manlio, l’ex deputato di Forza Italia Paolo Arata e il figlio Francesco, alcuni dirigenti della Regione, Causarano e Tinnirello, e anche l’ex sottosegretario della Lega, Armando Siri.

Vito Nicastri, che nel corso di diversi interrogatori ha sempre ribadito gli stessi particolari, luoghi e nomi di persona, e che ha fin dall’inizio mostrato la sua volontà collaborativa, ha chiesto di patteggiare la pena, con il consenso della Procura della Repubblica di Palermo. La richiesta a due anni e 9 mesi è stata concordata dagli avvocati alcamesi Sebastiano Dara e Mary Mollica con il pubblico ministero Gianluca De Leo e con il procuratore aggiunto Paolo Guido. Il “re dell’eolico”, ritenuto vicinissimo a superlatitante Matteo Messina Denaro, vuole chiudere la partita, almeno questa relativa all’inchiesta sulle mazzette.

La stessa strada del patteggiamento è stata anche seguita dai legali di Manlio Nicastri, figlio trentaduenne di Vito, che assieme al padre portava avanti i nuovi progetti di impianti eolici in società con gli Arata. Il Signore del Vento ha quindi richiesto il patteggiamento ma ha rifiutato la parola tangente a chi gli ha chiesto, in aula, come gli fosse venuta l’idea di pagare i dirigenti della Regione: “L’idea nasce dai rapporti che c’erano, e  c’era una intesa diciamo di collaborazione, poi – rivolto all’avvocato Mangano ha concluso – lei la può chiamare come vuole, io la chiamo collaborazione“.