Vini Doc Sicilia, fascette della Zecca di Stato. Iniziativa avviata dal 1° gennaio

Un sistema a garanzia dell’autenticità, volto alla tutela di produttori e consumatori delle bottiglie a marchio Doc: è quello dei contrassegni di Stato, che dal 1° gennaio ha cominciato ad accompagnare i vini Doc Sicilia e tracciato tutte le fasi di vita di ciascuna bottiglia. Un percorso avviato già da tempo dal Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia, che già nel 2018 aveva scelto di introdurre la fascetta rilasciata dalla Zecca di Stato. “Il contrassegno di Stato, obbligatorio solo per le denominazioni Docg (in Sicilia  il Cerasuolo di Vittoria) è ormai patrimonio delle più importanti Doc italiane: adottare e apporre il sistema alfanumerico che caratterizza la fascetta significa – ha spiegato il presidente del consorzio, il marsalese Antonio Rallo – poter avere un controllo su tutto il percorso di lavorazione dell’uva, dal vigneto alla bottiglia. La produzione in costante aumento di bottiglie a marchio Doc Sicilia vendute in Europa e nel mondo, aumenta quindi i rischi della contraffazione e quelli di un uso improprio del nome della Denominazione nei mercati esteri”.

L’iniziativa è stata fortemente voluta dal CdA del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia. “Valorizzazione, tutela e vigilanza: sono queste le parole chiave in riferimento all’attività del Consorzio vini DOC Sicilia – ha sottolineato il presidente Rallo. – Proprio in merito alla vigilanza ed alla tutela, l’introduzione dal 1° gennaio delle fascette di Stato rappresenta un’importante innovazione che garantisce la tranciabilità di tutte le fasi della vita delle nostre bottiglie. Del resto, la continua crescita dei vini Doc Sicilia, venduti in Europa e nel mondo, che da un lato premia il lavoro delle aziende vitivinicole dell’isola, dall’altro impone di rafforzare proprio la vigilanza. L’introduzione delle fascette tutela dalle contraffazioni sia i consumatori che i produttori rispettosi delle regole della Doc Sicilia”.

Il nuovo sistema delle fascette anti-contraffazione è gestito dall’Irvo, l’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, ente pubblico regionale che ha le funzioni di organismo di controllo riconosciuto da Accredia, l’ente nazionale per l’accreditamento.