Con oltre 58 milioni del Pnrr e altri 10 del Fondo Sviluppo e Coesione, Siciliacque sta realizzando una condotta estesa 67 chilometri che porterà 300 litri d’acqua al secondo nei tre Comuni del marsalese. Obiettivo: colmare il deficit idrico di Marsala, Mazara, Petrosino e allo stesso tempo ridurre il prelievo dai pozzi che ha portato l’acqua salata del mare a mischiarsi con quella per usi idropotabili, determinando il fenomeno del cosiddetto “cuneo salino”. Con l’acquedotto Marsala, Mazara, Petrosino, Siciliacque – società partecipata da Italgas e dalla Regione Siciliana – aumenterà di 9 milioni e mezzo di metri cubi all’anno la portata idrica necessaria ad approvvigionare i tre Comuni, che contano complessivamente 140 mila abitanti: il 40% della provincia di Trapani. Lo farà attraverso una nuova rete estesa 67 chilometri, che parte dal “nodo” idraulico di Menfi e, andando in direzione ovest, arriva alle porte di Marsala. Un investimento dell’importo di 68,3 milioni di euro, tra finanziamenti provenienti dal PNRR e dal Fondo di sviluppo e coesione, che consentirà a Siciliacque di completare il sistema di grande adduzione Montescuro Ovest.
Le attività di cantiere per la costruzione dell’acquedotto Marsala, Mazara, Petrosino sono state avviate, in via d’urgenza, dall’impresa che si è aggiudicata l’appalto a luglio dello scorso anno. Il completamento dell’opera, collaudi inclusi, è previsto a marzo 2026. Un’infrastruttura ex novo che convoglierà l’acqua proveniente dalla diga Garcia e dal sistema Montescuro Ovest-Staglio fino ai serbatoi comunali, che sono allacciati alle reti cittadine. “Una doppia alimentazione – dichiara l’ingegnere Vincenzo Sferruzza, funzionario di Siciliacque, nonché responsabile unico del procedimento– in grado di soddisfare il fabbisogno d’acqua della popolazione con una risorsa idrica pulita e sicura, in una zona in cui fra l’altro c’è anche un’attività agricola intensiva che incide sensibilmente sulle falde acquifere.






