Una lussuosa villa nel sequestro a gestori ‘mafiosi’ dei centri-scommesse

Una lussuosa villa, simbolo dell’opulenza del clan,  che in uno splendido angolo di Favignana funzionava come una sorta di foresteria per le vacanze della famiglia mafiosa di Palermo Centro e degli amici. Anche il pregiatissimo immobile, nei pressi di Cala Azzurra, sulla strada di Punta Marsala, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Il sequestro preventivo dei finanzieri del Comando Provinciale di Palermo ha colpito il patrimonio di quattro palermitani, Francesco Paolo MANISCALCO, Salvatore RUBINO, Vincenzo FIORE e Christian TORTORA finiti al centro dell’operazione ‘All In’ che nel giugno del 2020 fece luce sull’infiltrazione di “Cosa Nostra” nel lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive. I quattro palermitani sono accusati, a vario titolo, di partecipazione e concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso “Cosa nostra” e trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di aver favorito le articolazioni mafiose cittadine.

Il sequestro di oggi ammonta a circa 5 milioni di euro. Oltre alla lussuosa villa di cala azzurra a Favignana, altri due immobili; imprese e quote di capitale di ben 10 società, con sede nelle province di Roma, Salerno e Palermo. Tra queste anche un noto ristorante nel capoluogo siciliano; autoveicoli e motocicli. I sequestri patrimoniali costituiscono il completamento dell’operazione “ALL IN” con la quale il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza ha accertato gravi elementi circa l’infiltrazione di “Cosa Nostra” nella gestione dei giochi e delle scommesse sportive.

In particolare è stata delineata un’organizzazione criminale che, grazie all’abilità imprenditoriale di alcuni indagati e ai benefici derivanti da accordi “di reciproco vantaggio” costituiti, negli anni, con i principali mandamenti mafiosi palermitani, aveva acquisito la disponibilità di un grande numero di licenze e concessioni per l’esercizio delle scommesse, fino alla creazione di un “impero economico” capace di gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro, formalmente intestato a “prestanome” compiacenti ma, di fatto, facenti capo alle figure centrali di Maniscalco e Rubino.