Un caso di coranavirus a Palermo

rima o poi doveva capitare anche se, onestamente, avremmo preferito evitare. A Palermo è stato infatti accertato il primo caso di coronavirus a Palermo. Riguarda una turista di Bergamo che è stata ricoverata adesso al reparto malattie infettive dell’ospedale Cervello. La donna non presenta complicazioni di alcun genere ma soltanto febbre e altri sintomi tipici della normale influenza. E’ stata disposta la quarantena per il gruppo di amici che erano in vacanza con la donna e per le persone che sono state a stretto contatto con loto. Quello di Palermo è il primo caso di coronavirus accertato nel Sud Italia. La turista era arrivata a Palermo partendo dal nord prima dell’inizio dell’emergenza in Lombardia. Già arrivato anche l’esito del tampone per il marito ed il risultato è stato del tutto negativo. Le analisi sono state anche effettuate anche al resto della comitiva di turisti. In tutta Italia sono più di 270 i casi accertati con i focolai più ampi che restano in Lombardia e Veneto. 7 i morti, vale a dire circa il 2,5 per cento degli ammalati accertati, e tutti di età avanzata. Insomma i decessi riguardano quelle categorie definite a rischio alle quali in Italia, ogni anno, viene somministrato il vaccino antinfluenzale, vaccino che invece per il coronavirus ancora non esiste. La situazione quindi non è allegra e bisogna usare le corrette precauzioni. Ma perché lo Stato sta prendendo decisioni così drastiche? Il problema del coronavirus non è la sua gravità visto che è del 15 per cento più serio della normale influenza che ha tassi di mortalità dello 0,10. La preoccupazione è comunque per anziani e soggetti a rischio mentre finora i bambini non sembrerebbero a rischio contagio. Il virus arrivato dalla Cina è certamente più infettivo quindi capace di raggiungere grandi masse in circa 60 giorni rispetto ai 150 dell’influenza. I posti letto in Italia di terapia intensiva, dove si guarisce al 98% dei casi, sono 4.000 quando invece, se non si dovessero usare le dovute precauzioni, si rischia di averne bisogno di 300mila. E’ chiaro che però non bisogna arsi prendere dal panico e mettere ad esempio provviste in casa come se fosse scoppiata la bomba atomica. Attenti si, usare le precauzioni ok, ma ogni tanto bisognerebbe anche soffermarsi sul numero dei casi guariti e sui decessi causati dalla normale influenza. La differenza sta proprio qui. In quest’ultimo caso tutto si spalma in 150 giorni, la durata di una stagione invernale, con il coronavirus si restringe a un periodo di un paio di mesi. Poi prendersela con lo Stato o con chi ha adottato scarse attenzioni e poco rispetto per il prossimo, può anche starci, ma per uscirne fuori necessita la collaborazione di tutti, il buon senso e ritornare all’antico sentimento della più sincera collettività.