Turano sotto accusa, M5S: “A rischio 100 milioni di euro per la formazione”

‘Vogliamo le dimissioni’. È scontro politico in Sicilia sulla gestione dei fondi del PNRR destinati alla formazione professionale. Al centro della polemica l’assessore regionale alla Formazione, Mimmo Turano, accusato dal Movimento 5 Stelle di aver ridotto all’ultimo minuto l’approdo in aula della norma che dovrebbe garantire alla Regione l’accesso ai finanziamenti della cosiddetta “missione 7” del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il vicepresidente dell’Assemblea regionale siciliana e coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola, parla di “colpevole ritardo” e di “dimenticanza gravissima”, che potrebbe costare alla Sicilia e all’Italia 100 milioni di euro. Una cifra enorme, vincolata a progetti per la creazione di nuovi percorsi formativi, aggiornati e calibrati sulle esigenze del mercato del lavoro e dei giovani.

La misura, infatti, prevede la riforma del sistema regionale della formazione con l’adozione di un nuovo elenco di corsi professionalizzanti, allineati agli standard europei e nazionali richiesti dal PNRR. Una programmazione che avrebbe dovuto essere calendarizzata da tempo, per garantire alle strutture formative di partire in modo ordinato e tempestivo. Secondo Di Paola, le giustificazioni addotte da Turano – in particolare la chiusura estiva dell’aula parlamentare – “non stanno in piedi”, perché il problema era noto da mesi e andava affrontato con anticipo. Da qui la richiesta di dimissioni immediate prima ancora del voto in aula, come segnale politico di responsabilità. Sul fronte opposto, l’assessore Turano rivendica il lavoro svolto nei mesi scorsi e la necessità di un passaggio tecnico che, seppur in extremis, consentirebbe comunque alla Regione di rimanere agganciata al treno del PNRR. Si tratta dell’ennesimo braccio di ferro in Assemblea, che però questa volta non riguarda solo un dossier interno ma tocca direttamente la capacità della Sicilia di cogliere un’opportunità di rilancio. Un’occasione che, se sprecata, peserebbe come un macigno sull’accesso dei giovani a percorsi di formazione all’altezza delle sfide del presente.