Tredici anni tra accuse e processi, assolto con formula piena Matteo Bucaria

Assolto “per non aver commesso il fatto” dopo tredici anni di processi, arresti domiciliari e una condanna a 15 anni poi cancellata dalla Cassazione. La Corte d’Appello di Palermo ribalta la vicenda giudiziaria che aveva travolto l’imprenditore trapanese Matteo Bucaria, accusato di essere il mandante del tentato omicidio del cognato Domenico Cuntuliano, ferito in un agguato nelle campagne di Xitta nel marzo del 2013. Una sentenza che chiude, almeno sul piano giudiziario, una delle storie più controverse degli ultimi anni nel Trapanese. L’imprenditore era stato arrestato nell’agosto del 2020 e, dopo quasi due anni di custodia cautelare in carcere, nel maggio 2022 aveva ottenuto la concessione degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Secondo l’accusa, Bucaria avrebbe promesso 50 mila euro a Gaspare Gervasi, già condannato in via definitiva a 12 anni come esecutore materiale dell’agguato, per eliminare il cognato sullo sfondo di dissidi economici e familiari. Un impianto accusatorio che nei primi gradi di giudizio aveva retto fino alla pesante condanna a 15 anni. Poi, nell’ottobre scorso, la svolta: la Corte di Cassazione annulla la sentenza con rinvio, evidenziando criticità nella motivazione e nella valutazione delle prove. Nel nuovo processo d’appello arriva il ribaltone. I giudici assolvono Bucaria con la formula piena, riconoscendo di fatto la fragilità dell’impianto accusatorio costruito soprattutto sulle dichiarazioni di Gervasi. La difesa, rappresentata dagli avvocati Sabina Bonfiglio, Ninni Reina e Giandomenico Caiazza, ha insistito per anni sull’assenza di riscontri oggettivi alle accuse del collaboratore, evidenziando contraddizioni, mancanza di prove materiali e l’assenza di tracce concrete del presunto pagamento promesso per il delitto. Nessun flusso di denaro, nessuna intercettazione decisiva, nessun elemento esterno capace di confermare il racconto dell’esecutore materiale. Un dettaglio non secondario in un processo per tentato omicidio aggravato, dove il peso delle parole di un accusatore deve necessariamente trovare conferme solide. Ed è proprio su questo punto che il castello ha finito per sgretolarsi. Nelle prossime ore all’ex imprenditore verrà rimosso il braccialetto elettronico. Un gesto simbolico che segna la fine di una lunga restrizione personale e giudiziaria.