L’aeroporto militare di Trapani-Birgi entra ufficialmente nella nuova strategia di rafforzamento della difesa nazionale. Un emendamento inserito nella legge di Bilancio e approvato in Commissione al Senato segna un’accelerazione sul fronte del riarmo, consentendo al governo di individuare infrastrutture e aree ritenute di interesse strategico per la sicurezza del Paese. Tra queste figura proprio Birgi, dove è previsto l’adeguamento delle piste per l’addestramento dei caccia F-35, confermando il ruolo chiave della base trapanese nello scacchiere militare del Mediterraneo e nel sistema di difesa italiano e Nato. Una scelta che non è passata inosservata e che ha acceso lo scontro politico.
Le polemiche arrivano anche dall’interno della maggioranza, mentre il Movimento 5 Stelle ha bollato la norma come «una manovra di guerra», accusando l’esecutivo di favorire le lobby dell’industria bellica a scapito di capitoli cruciali come sanità, scuola e trasporti. Secondo i critici, l’orientamento verso il rafforzamento dell’industria degli armamenti rischia di drenare risorse fondamentali da settori civili già in affanno. Di tutt’altro avviso il ministro della Difesa Guido Crosetto, che respinge le accuse e parla di un intervento tecnico volto a semplificare la burocrazia su progetti già esistenti, migliorando la capacità dello Stato di realizzare e gestire infrastrutture considerate essenziali per la difesa nazionale. Un passaggio che si inserisce in un contesto europeo più ampio, segnato dall’aumento generalizzato delle spese militari e dalla spinta, condivisa da molti governi, a rendere l’Europa più autonoma sul piano della sicurezza. Intanto Birgi torna protagonista anche sul piano operativo.
Tra venerdì e sabato dall’aeroporto militare trapanese è decollato un aereo spia della Nato, diretto in Polonia e in volo su Austria e Repubblica Ceca. Una missione di sorveglianza del fianco est dell’Alleanza Atlantica, avvenuta mentre Mosca bombardava Kiev in uno dei raid più pesanti degli ultimi mesi. Per il territorio trapanese, però, la centralità strategica della base solleva interrogativi che vanno oltre la dimensione militare. Dall’impatto ambientale alle ricadute economiche e sociali, fino al delicato equilibrio tra sicurezza nazionale e sviluppo locale.






