Tentò di uccidere collega di lavoro, ottiene il rito abbreviato

CASTELLAMMARE DEL GOLFO – Il castellammarese Antonio Zummo ha richiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato. L’uomo, scarcerato nel luglio scorso in attesa di giudizio, è accusato di aver tentato di uccidere un suo ex collega di lavoro di un’azienda agricola di Castellammare del Golfo. Zummo, 30 anni, difeso dall’avvocato Maurizio lo Presti, dovrà comparire davanti al tribunale di Trapani il prossimo 20 ottobre e con questa formula del rito abbreviato potrà contare su uno sconto di un terzo della pena. Il trentenne finì in carcere dopo una serrata indagine dei carabinieri che raccolse una serie di forti indizi nei suoi confronti. Secondo l’accusa Zummo avrebbe provato a fare fuori un collega di lavoro tunisino per vendetta, perché convinto che il suo licenziamento dall’azienda agricola, avvenuto pochi giorni prima, fosse stato proprio a causa sua. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Zummo sarebbe stato licenziato dal suo datore di lavoro per scarso rendimento nella coltivazione di un terreno in contrada Gagliardetta, alla periferia di Castellammare del Golfo. L’uomo avrebbe avuto il giorno prima di colpire un diverbio con il suo collega di lavoro, per l’appunto il tunisino, che lo avrebbe accusato di poco impegno. Convinto quindi che fosse stato proprio l’extracomunitario ad averlo fatto licenziare, ha programmato nei dettagli la spedizione punitiva. All’indomani del suo licenziamento, all’alba, si è nascosto nel terreno agricolo aspettando l’arrivo dell’oramai ex collega e con un fucile a pallini gli ha sparato a pochi metri di distanza mirando sul viso. Una mira che non si è rivelata infallibile: seppur ridotto in fin di vita la vittima è riuscita a chiedere aiuto e nel frattempo si è fatta soccorrere dal 118. Ricoverato al Villa Sofia di Palermo i medici hanno dovuto sottoporlo ad un delicatissimo intervento chirurgico estraendogli diversi pallini da ogni parte del volto, persino dall’occhio. Nel frattempo Zummo, sempre secondo l’accusa, si era dato alla “macchia” ma poche ore dopo venne rintracciato mentre tentava di rincasare nell’abitazione in cui risiedeva insieme alla convivente e arrestato. Nel contempo i carabinieri, a poche decine di metri di distanza dal luogo in cui si è consumato il presunto tentato omicidio, rivennero un fucile calibro 12 con matricola abrasa insieme a diverse munizioni. Si presume sia l’arma utilizzata per tentate di uccidere il tunisino.